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Club Alpino Accademico Italiano

PREMIO PAOLO CONSIGLIO 2025 - Per attività alpinistica effettuata nell’anno 2024

Venerdì, 14 Agosto 2026 21:32

Dopo la pubblicazione relativa all'assegnazione del Paolo Consiglio 2026 - per attività svolta nel 2025 - completiamo la panoramica del prestigioso riconoscimento conferito nel 2025 per attività del 2024.

RICONOSCIMENTO PAOLO CONSIGLIO – EDIZIONE 2025

Assemblea dei Delegati CAI – Catania, maggio 2025

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di Mauro Penasa

L’assemblea dei delegati CAI del 2025, tenuta nel mese di maggio a Catania, è stata occasione di consegnare il premio Paolo Consiglio.

In questa tornata non ci è voluto molto per decidere quali fossero gli alpinisti più meritevoli del 2024, in un panorama costituito comunque da numerose realizzazioni di grande interesse: l’attenzione è stata catturata da due spedizioni ridotte ai minimi termini, una nella poco frequentata regione del Langtang, in Nepal, portata a termine in un isolamento quasi assoluto, l’altra che ha visto protagoniste due giovani alpiniste che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo per creare la propria avventura in parete.

Immagine5Sui pendii mediani del Phurbi Chyachu

Ciò ha escluso alcune salite che tecnicamente forse avevano più numeri, ma si è voluto evitare di premiare personaggi già più volte riconosciuti per dare risalto a nuove figure, e non necessariamente solo giovani promesse, ma anche alpinisti sulla breccia da tempo e mai celebrati come avrebbero meritato.

Il consiglio generale del CAAI ha quindi proposto l’assegnazione congiunta del riconoscimento a due spedizioni svolte nel 2024:

Agosto – Ak-Su Valley, Kirghizistan – La piccola spedizione formata dalle alpiniste Alessandra Prato e Camilla Reggio è riuscita nell’apertura di una nuova via nella Ak-Su Valley, nel Pamir Alay in Kirghizistan. ”Messy Dreamers” (500m, 7b) sale l’anticima del Peak 3850; la via è stata liberata da un’altra cordata qualche giorno dopo la prima salita. Le due alpiniste, che fanno parte dell’Eagle Team, durante il periodo di permanenza nella valle di Ak-Su hanno ripetuto anche altre vie.

Immagine9Le spettacolari guglie di Ak-SuOttobre – Phurbi Chyachu, 6637m, Nepal – La coppia di alpinisti formata da Tito Arosio e Rosa Morotti ha effettuato la prima ripetizione della “Via dei Giapponesi” (1600m di sviluppo con difficoltà M5, 80°) al Phurby Chyachu, Nepal. Questa cima si trova nel gruppo montuoso dello Jugal Himal, situato nella regione del Langtang, in Nepal, vicino al confine con il Tibet. La vetta del Phurby Chyachu è stata raggiunta per la prima volta nel 1981 da una spedizione giapponese in stile himalaiano. Arosio e Morotti hanno scelto invece un più moderno stile alpino leggero.

Scorrendo l’albo dei vincitori del Premio Consiglio, istituito a partire dal 1995, è necessario andare ai primi anni per trovare qualche componente femminile nei gruppi premiati. Già nel 1997, la spedizione alpinistico-esplorativa “Karambar ’97” del CAI di Montecchio Maggiore, ha visto una presenza femminile, Anna Brunello, arrivare in cima al Sub Vicum Sar (5640m), una delle tante vette salite durante le esplorazioni nel nord del Chitral, in Pakistan. Nel 2000, ecco la spedizione del CAI Treviso alla cresta Nordest del Gasherbrum II, un obiettivo quanto mai ambizioso ma dalla notevole pericolosità, che verrà pertanto abbandonato. Anche Nives Meroi ne fa parte: sua la prima salita di due cime di 6200 e 6300m (Cammelli I e II), e del Shaksgam Peak, di 6500m. Nel 2001, infine, viene premiata la spedizione del CAAI per la salita al Tirich Mir (7708m), la cima principale dell’Hindukush: Carla Marten Canavesio raggiunge i 7300m durante il tentativo di vetta, ma è costretta a ritornare alla tenda sul Colle Ovest per il cattivo tempo.

A meno di informazioni non in nostro possesso queste sono state fino a questa edizione le uniche alpiniste impegnate nelle salite premiate col Riconoscimento. Bene, nel 2025 abbiamo premiato nominalmente 4 persone, ben tre delle quali alpiniste! Non è stata una scelta cercata, bensì una valutazione spontanea a premiare la ricerca di avventura. E a ben pensare non si tratta di una inversione di tendenza, per cui potrebbero nuovamente volerci anni per riavere una vincitrice. Dobbiamo però apprezzare il livello al quale le praticanti dell’alpinismo si stanno muovendo anche in campo extraeuropeo.

Ecco le motivazioni per l’assegnazione del riconoscimento Paolo Consiglio:

Entrambe le spedizioni menzionate sono veramente ridotte ai minimi termini, a testimoniare una concezione dell’alpinismo coraggiosa ed eticamente attenta. Si intende così premiare l’approccio moderno e leggero, nel quale la determinazione e il coraggio di mettersi in gioco rappresentano i cardini del successo.

In Nepal abbiamo assistito ad una grande salita in stile alpino, ad una quota molto elevata su una montagna quasi sconosciuta, sebbene già salita in un lontano passato alpinistico, e questo da parte di una cordata che costituiva l’intera spedizione. Quindi coinvolgimento ed ingaggio profondi, equipaggiamento al minimo, una settimana intera sulla montagna, una vera avventura, di quelle che segnano una carriera. Un momento di grande alpinismo che richiede una celebrazione.

In Kyrgyzstan si è invece trattato di una prima assoluta per due ragazze molto giovani, che affrontano la loro avventura personale su pareti sconosciute con entusiasmo, dedizione, e in assoluta autonomia. Entrambe partecipanti al progetto CAI Eagle Team, stanno dimostrando un grande valore ma soprattutto una determinazione non comune, unite a grandi capacità tecniche. Questo testimonia la loro maturità alpinistica, da valorizzare per un futuro che si prevede caratterizzato da una forte personalità.

Phurbi Chyachu 6637m, Jugal Himal, Langtang, Nepal

Lo Jugal Himal è un gruppo montuoso poco conosciuto situato nella regione del Langtang, in Nepal, a nord-est di Kathmandu e vicino al confine con il Tibet. Comprende vette come il Dorje Lhakpa (6.966 m), il Phurbi Chyachu (6.637 m) e altre cime meno esplorate, che formano il confine tra la Cina e Nepal. La storia alpinistica dello Jugal Himal è meno sviluppata rispetto a quella delle grandi aree di scalata come le regioni dell'Everest o dell'Annapurna, e ciò ha mantenuto la zona in condizioni particolarmente selvagge.

Le cime più importanti, il Dorje Lhakpa e il Phurbi Chhyachu, sono visibili dalla valle di Kathmandu nelle giornate limpide. Entrambe hanno attirato l'interesse dell'alpinismo internazionale a metà del XX secolo. Il Dorje Lhakpa fu scalato per la prima volta nel 1981 da una spedizione giapponese attraverso la cresta nord. Anche il Phurbi Chyachu venne conquistato nel 1981, ancora da una spedizione giapponese, in stile himalaiano.

Immagine4Sulla parte alta dello speroneUn evento storico significativo per il massiccio, e più in generale per la storia dell'alpinismo himalayano, è rappresentato dalla spedizione del 1955 del Scottish Climbing Club, la prima spedizione himalayana completamente femminile. In tempi più recenti, il massiccio è tornato sotto i riflettori grazie al Piolet d'Or, con la salita del Jugal Spire da parte di Paul Ramsden e Ian Miller.

Curiosando su Google Maps, il Phurbi Chyachu ha catturato l’attenzione di Rosa Morotti e di Tito Arosio, per la sua bellezza e la scarsa storia alpinistica. Con una sola salita in stile himalayano e l'apertura della cresta sud-est lo scorso anno, rappresenta una destinazione ideale per ciò che i due cercano: uno stile alpino in Himalaya, lontano dalle folle.

Rosa e Tito trascorrono il mese di ottobre in Nepal: cinque giorni di avvicinamento da Kathmandu e una settimana di acclimatamento. Il 27 ottobre eccoli alla base dello sperone dei Giapponesi. L'idea di percorrere una nuova via è stata abbandonata, poiché tutte le varianti presentano rischi significativi: scariche di roccia a sud e enormi seracchi a nord.

La via dei Giapponesi è stata aperta in un impegnativo stile himalaiano da una spedizione composta da 16 giapponesi e 2 nepalesi, con l'impiego di 2000 metri di corde fisse, 60 chiodi da ghiaccio, 60 chiodi da roccia e 120 picchetti da neve. Rosa e Tito optano ovviamente per lo stile alpino: poco materiale (3 friend, 10 nut e 4 viti) e il piano di scendere lungo la stessa via. Tutto il materiale sarà utilizzato nei 1600 metri di calate in corda doppia che li attendono, ma con difficoltà a realizzare le abalakov per la scarsità di ghiaccio buono.

L'attacco della via non è più percorribile a causa del cambiamento del ghiacciaio, e ciò li costringe a effettuare una variante di attacco di 300 metri, probabilmente più impegnativa rispetto alla via originale. I giorni si susseguono in salita, tra passaggi di misto, roccia, ghiaccio e neve dura o morbida, a volte alta fino alla vita. Dopo quattro giorni, raggiungono quota 6300 metri e decidono di lasciare la tenda per procedere leggeri. Purtroppo, ci sono alcuni problemi legati all'altitudine, per cui la cordata raggiunge la fine del pilastro, dove inizia il ghiacciaio sommitale, a circa 6550 metri. La vetta dista oltre un chilometro su un terreno glaciale pianeggiante, con neve soffice che arriva fino alla vita, per cui Rosa e Tito si accontentano di concludere l’ascesa sulla cima del pilastro e conservare le energie per la lunga e complessa discesa. Due giorni di calate in corda doppia li depositano alla base della parete, ormai privi di tutto il materiale ma estremamente felici e appagati. Le difficolta della via sono 1600m, M5, 80°.

Il trekking di ritorno lungo la remota valle, priva di impatto turistico (caratterizzata da poche spedizioni e dall'assenza di trekkers), è accompagnato da nebbia e pioggia, con conseguenti frane che portano via tratti di sentiero. Questo mantiene la sensazione di profondo di isolamento e di selvaggia solitudine che avvolge l'intero massiccio.

Immagine1La linea di salita sullo sperone

 

Immagine3Sui pendii mediani

 

 

 

 

 

Immagine2Sulla parte bassa, neve e misto

 

Immagine6Al termine della discesa

 

 

 

 

  

Peak 3850, Ak-Su Valley, Pamir-Alay, Kyrgyzstan

Prima spedizione per Camilla Reggio, dottoranda presso il politecnico di Torino, e Alessandra Prato, astrofisica che per la passione per la scalata e montagna ha deciso di lasciare il suo lavoro da ingegnere per buttarsi nell’avventura. Le due si sono immerse nell’incantata valle di Ak-Su, in Kyrgyzstan, dove hanno vissuto un’esperienza ai confini della realtà: un mese a scoprire nuove pareti, a esplorare culture e luoghi stranieri, a scalare linee pazzesche, da fessure perfette a terribili placche con annesse teppe marce, fino a chiodare e trapanare vie inesplorate.

Immagine7Il tracciato di “Messy Dreamers”

Infatti, dopo l’ambientamento in questa valle magica, ripetendo vie come La Bolla, Missing Mountain e la via Centrale al Petit Tour, si son sentite pronte a metter mano al loro progetto, iniziando a scrutare tutte le montagne, lato destro e lato sinistro. Intravedono così una parete, nascosta da un contrafforte e una cascata. Zaino in spalla il mattino seguente partono e dopo circa tre ore sono alla base della parete: qui una linea la si trova, mica si può ridiscendere per poi ricominciare da capo, no? Tocca ad Ale cominciare, attaccando esili fessure, poi un secondo tiro le porta ad una grande cengia dove decidono di lasciare il materiale e scendere al campo base per tornare il giorno dopo con il cibo e il materiale da bivacco.

Ormai il dado è tratto, le due sono concentrate e focalizzate sul progetto: vivere un'avventura tutta loro, lasciando il segno in questa bellissima valle.

La continuazione della via si rivela più lunga del previsto. Il giorno seguente riescono ad avanzare fino al 4° tiro. Bivaccano alla base della parete e il giorno successivo risalgono le corde, e altri non facili tiri si parano davanti. Sul tiro chiave si mette purtroppo da parte l’etica della libera e con due punti di A0 riescono a proseguire l’avventura. Il terzo giorno in parete le accoglie con tempo incerto, così la cordata scende al campo base con l’idea di chiudere la via alla prima finestra di bel tempo.

Dopo tre giorni, decidono di salire nel primo pomeriggio con un vago rischio di pioggia, ma è troppa la voglia di chiudere il progetto. Però a sera arriva una pioggia incessante, una bomba d'acqua. La parete si copre di cascate d'acqua mista a detriti. Non possono uscire dal grottino che le ripara, del resto il couloir di approccio è diventato una trappola per topi, senza vie di fuga.

Per fortuna il giorno seguente il tempo sembra tenere e, partite verso le 7:00, salgono tutti i tiri provando la libera, anche se con scarsi risultati nel tiro chiave. Ma ormai devono finire la via, aprono altri due tiri e l'obiettivo è lì vicino, lo si vede: l’anticima del Peak 3850.

Ultimo tiro, è tardi, sarebbe meglio piazzare la sosta e scendere, ma continuano e alla fine raggiungono il precario chiodo di “Ulug”, la via che corre al loro fianco, che segna il termine della loro linea. Piazzato l’ultimo spit, e osservata la cresta che porta in cima per facili roccette, iniziano le calate per evitare il buio che avanza. All'ultima calata urla di felicità risuonano nella valle: hanno completato la salita.

La via, chiamata “Messy Dreamers”, è stata ripetuta e liberata da due amici scandinavi/ russi, Misha ed Elias.

Una bellissima avventura in un angolo remoto di mondo, circondato da pareti immense che fanno sognare. Due amiche con un obiettivo comune, a sorreggersi nel momento del bisogno, superando così i limiti di ciascuna, fisici e mentali.

Immagine11In apertura

Immagine10La sequenza dei tiri

 

Immagine8Camilla e Ale al Base

 

 

 

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