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Club Alpino Accademico Italiano

Ai giovani Davide Nesa, Chiara Gusmeroli e Matteo De Zaiacomo il Riconoscimento Paolo Consiglio 2026 per la spedizione esplorativa nella Rangtik Valley, nella regione dello Zanskar, India.

Mercoledì, 17 Giugno 2026 10:42

RICONOSCIMENTO PAOLO CONSIGLIO Edizione 2026

di Mauro Penasa

Pubblichiamo questo interessante resoconto delle attività alpinistiche esplorative e dall’approccio leggero effettuate da giovani alpinisti italiani nel 2025, fra le quali emerge quella premiata con il Riconoscimento Paolo Consiglio 2026. Il quadro complessivo di questo tipo di alpinismo verrà arricchito a breve con la pubblicazione del resoconto delle spedizioni premiate nel 2024 e 2025.

Intro

Nel 2025, all'Assemblea dei Delegati CAI di Catania, sono state premiate due piccole spedizioni, ciascuna composta da due persone, che è davvero il minimo gruppo possibile. Già questo era stato tra i motivi per l'assegnazione: quando ci si trova in due davanti ad una grande montagna, completamente soli in una valle himalayana, lo spazio per errori e sfortuna è praticamente nullo, è avventura totale. Oppure quando il gruppo è composto da due sole alpiniste, davvero giovani e alla loro prima coraggiosa esperienza, anche questa è una giustificazione profonda per l'assegnazione del Riconoscimento.

Così, senza alcuna pianificazione, siam finiti a premiare tre donne, una vera novità. In passato solo in tre casi alpiniste sono state presenti tra i vincitori del Riconoscimento Paolo Consiglio, e sempre all'interno di gruppi numerosi. Si è quindi trattato di un'assegnazione davvero facile.

Ma non sempre le cose arrivano già pronte. Così la scelta nel 2026 è stata più complessa: invece di trovare subito la gemma speciale da valorizzare abbiamo dovuto esaminare in dettaglio un notevole numero di realizzazioni, tutte interessanti e meritevoli, per trovare quella che abbiamo reputato degna di maggior attenzione, per una serie di ragioni. L'abbiamo fatto volentieri, con la consapevolezza di aver tra le mani un patrimonio di grande valore.

Un panorama invidiabile

Nel 2025 ci sono state numerose spedizioni degne di nota, con risultati veramente eccellenti.

Abbiamo visto salite di alte pareti di misto, tra cui spiccano la prima salita alla parete sud del Numbur Peak (6958m – Rolwaling, Nepal) da parte di Hervé Barmasse, Felix Berg e Adam Bielecki, una via di misto di notevole respiro ed impegno su una parete complessa e impegnativa, e la prima assoluta del Kimshung (6781m – Langtang, Nepal), che ha visto in vetta Francois Cazzanelli e Giuseppe Vidoni, insieme agli austriaci Lukas Waldner e Benjamin Zörer, lungo una linea di neve e misto sul versante nordest.

2 kimshungKimshung, “Destiny”                                                                                

3 jirishancaJirishanca Grande, “Kolibrì”Tra le salite di grandi pareti di roccia va ricordata innanzi tutto la nuova via “Kolibrì” sul versante est dell'Jirishanca Grande (6126m – Perù) da parte di Simon Gietl, Dani Arnold e Alexander Huber, una grande salita di roccia e misto su una parete difficilissima su una delle cime più iconiche della Cordillera Huayhuash, seppur sia mancata la vetta. Dal punto di vista tecnico questa è forse l'impresa più impressionante, che mette insieme roccia estrema, grande sviluppo ed alta quota. Chiunque sia stato sotto le pereti orientali dell'Jirishanca sa di cosa si parla.

Ma come dimenticare le grandi vie nella Patagonia argentina, come “Gringos Locos” al Cerro Piergiorgio (2700m) ad opera di Matteo Della Bordella, Dario Eynard e Mirco Grasso, e la prima invernale della “Via Casarotto” al Pilastro Goretta del Fitz Roy (3405m), ancora da parte di Matteo Della Bordella, questa volta con Marco Majori.

Per quanto diverse tra di loro queste salite sono tutte eccezionali e meritano una menzione. Peraltro gli attori coinvolti, a parte il giovane Dario Eynard sul Piergiorgio e in parte Mirco Grasso, già destinatario del Premio Consiglio nel 2024, sono tutti alpinisti professionisti e di fama internazionale. Barmasse e Della Bordella sono già stati premiati col Premio Paolo Consiglio, rispettivamente 3 e 4 volte ciascuno. Non hanno bisogno di notorietà, ampiamente meritata ma che già hanno, e l'apporto economico del Premio è per loro poco più che trascurabile. Anche Cazzanelli è già stato premiato, e se dobbiamo essere sinceri, ci si aspetta che lo sarà ancora... Gietl infine è uno dei massimi esponenti odierni in ambito internazionale: a lui i doverosi complimenti di tutti per la sua salita.

A seguire abbiamo tre avventure, forse meno rilevanti ma altrettanto degne di attenzione per gli attori coinvolti.

Una prima avventura che vorremmo ricordare è la scalata di un grande duomo granitico in Mozambico, organizzata da soci del CAAI (Manrico Dell'Agnola, Antonella Giacomini, Maurizio Giordani, Nancy Paoletto, Anna e Samuele Mazzolini, Mirco Grasso). Anche qui la dimensione esplorativa e avventurosa è evidente, trattandosi di strutture rocciose gigantesche eppure ancora sconosciute... I partecipanti, tutti giovani a modo loro, chi anagraficamente e chi come mentalità meritano   come minimo una citazione. Peraltro la complessità delle salite a bassa quota non raggiunge il livello di quelle in montagna...

Una seconda menzione doverosa è la spedizione al Cirque of the Unclimbables (Canada) da parte di David Bacci, Enrico Bittelli, Dario Eynard e Giacomo Meliffi, che hanno salito sul Middle Huey Spire la nuova via “L’oro dello Yukon”. L'avvicinamento in idrovolante è stato accoppiato con un avventuroso rientro in canoa in mezzo a territori che si possono considerare davvero selvaggi, forse più delle valli anche remote in Pakistan o in India. Tre dei 4 partecipanti sono dei giovani, tutti coinvolti dal progetto CAI Eagle Team, personaggi che vale la pena valorizzare.

4 piergiorgioCerro Piergiorgio, “Gringos Locos”

5 phandambiriPhandambiri, “Il mistero del Phandambiri” e “O caminho dos cogumelos”

Cirque of the UnclimbablesMiddle Huey Spire, “L'oro dello Yukon”

Un'ultima spedizione è quella di Davide Nesa, Chiara Gusmeroli e Matteo De Zaiacomo nella Rangtik Valley, in Zanskar, allo Shawa Kangri , sulla cui parete nordovest hanno aperto “Less is More”. E' la seconda volta in due anni che Matteo e Chiara  affrontano l'avventura sulle pareti di roccia della regione (nel 2024 erano in Pakistan, nella Nangma Valley, su una nuova linea allo Sckem Brak). In entrambi i casi il risultato è stato notevole, con belle realizzazioni eseguite con una ferrea etica trad, che a quelle quote non è una cosa scontata.

Va ricordato che queste ultime piccole spedizioni sono state in parte finanziate dal CAI col suo bando sulle spedizioni extraeuropee, il cui apporto, per quanto relativamente limitato, è prezioso nel bilancio dell'avventura dei piccoli gruppi.

La discussione si è incentrata sulle spedizioni in Canada e in Zanskar. Alla fine ci è sembrato giusto premiare una figura come Matteo De Zaiacomo (che pure si è già visto assegnare il premio per la salita del Baghirati IV nel 2020 e quella del Cerro Torre nel 2023) per il suo impegno costante nella difesa di una ferrea etica in 'alpinismo. Inoltre i suoi compagni sono davvero giovani, Davide Nesa ha oggi solo 22 anni, e si continua nel contempo a dare rilievo ad esponenti dell'alpinismo femminile, con Chiara Gusmeroli...

Vero, negli ultimi anni abbiamo premiato sempre due spedizioni. Col vantaggio innegabile di dare visibilità a più alpinisti, evitando inoltre possibili eccessi di protagonismo. Ma suddividere il premio tra sette partecipanti è sembrato davvero fuori luogo, per quanto il Riconoscimento Consiglio sia più una vetrina che un reale aiuto economico.

 

 

 

 

 

 

DCIM\100GOPRO\GOPR4392.JPGRangtik Valley, Zanskar

8 sulla Torre FanniIn scalata sulla Torre Fanni

Il Riconoscimento Paolo Consiglio 2026

Agosto/Settembre 2025 – India – Zanskar, Rangtik Valley

Davide Nesa, Chiara Gusmeroli e Matteo De Zaiacomo (Presidente dei Ragni di Lecco e Accademico del CAI) hanno esplorato la bella Rangtik Valley, nella regione dello Zanskar, India. Oltre alla ripetizione di alcuni itinerari (“Rolling Stones” allo Shawa Kangri e “Lam Thuck Khamzang” alla Torre Fanny), la cordata è riuscita ad aprire due nuove vie. La prima, “Less is More”, sale la parete nord ovest dello Shawa Kangri. Aperta solo con protezioni tradizionali e in libera, ha uno sviluppo di circa 500m e difficoltà fino all’VIII grado. La seconda, “Cuochi in fuga” (VIII e A1), è corta e intensa e si trova su una struttura minore vicino al campo base.

9 Shawa KangriShawa Kangri, perete nordovestIn linea con i requisiti del riconoscimento Paolo Consiglio, la spedizione selezionata è ridotta ai minimi termini, a testimoniare una concezione dell’alpinismo moderna e coraggiosa. Si è inteso così premiare l’approccio moderno e leggero, nel quale la determinazione e il coraggio di mettersi in gioco rappresentano i cardini del successo.

In Zanskar abbiamo assistito ad una bella salita in stile alpino e in puro stile trad e clean, ad una quota elevata su una parete molto impegnativa di una vallata ancora poco conosciuta.

La giovane età dei protagonisti li rende meritevoli di questo riconoscimento, e siamo certi che in futuro ci saranno nuove occasioni di sentire parlare di loro.

Il racconto di Davide Nesa

Quando Matteo De Zaiacomo e Chiara Gusmeroli mi hanno invitato in spedizione in India, non ci hanno messo molto a convincermi e il giorno seguente mi sono licenziato e ho preso il biglietto aereo.

Per me era una proposta incredibile, ho passato anni a sognare di partecipare ad una spedizione del genere e finalmente avevo l’occasione di realizzare questo sogno e confrontarmi con queste cime dall’altra parte del mondo assieme a due grandi amici.

La nostra spedizione è iniziata per il meglio, siamo partiti a ferragosto ed eravamo tutti e tre gasati come faine in un pollaio, pronti ad esplorare questa valle paradisiaca sperduta nella regione dello Zanskar.

Siamo arrivati proprio durante una finestra di bel tempo e anche se non eravamo molto acclimatati, abbiamo deciso di provare a scalare. Il 21 agosto con Chiara siamo riusciti a ripetere la via “Rolling Stones” allo Shawa Kangri e il morale continuava a salire: solo sei giorni prima stavamo partendo dalla Valtellina ed ora ci trovavamo a 5728 metri su una cima in India!

Su questa montagna siamo tornati due giorni dopo con Matteo, per aprire una via sull’inviolata parete nord-ovest. È stata una sfida entusiasmante, siamo saliti seguendo la logica della parete, scalando solo con protezioni tradizionali in libera e senza forzare la linea; alla fine ne è uscita una bella via di circa 500 metri con difficoltà di VIII grado su roccia fotonica, seguendo lame, diedri e alcuni passaggi in placca su protezioni “interessanti”. A questo punto il morale era alle stelle e la cordata era ben rodata e affiatata per i giri durante le settimane successive.

10 in vetta Less is MoreSulla vetta del Shawa Kangri, dopo l'apertura di “Less is More”

Rientrati al campo base però ha iniziato a nevicare e questo brutto tempo è continuato per i successivi dieci giorni, nevicando ininterrottamente e rendendo l’atmosfera più natalizia: un pupazzo di neve, varie battaglie a palle di neve, partite a carte, scervellarsi su come chiamare la via appena aperta. Society di Eddie Vedder  ci colpisce con una frase che ci resta in testa come un mantra: “Less is More”. Nulla di più azzeccato come nome per la via appena aperta, basta veramente poco per vivere delle bellissime avventure: i friend, qualche dado e un po’ di occhio per seguire le linee che la roccia offre, senza forzature e senza lasciare segni del nostro passaggio, così da mantenere intatto lo spirito di avventura anche per i prossimi salitori.

Era un po’ la filosofia di questa spedizione, esplorare questi posti selvaggi facendoli rimanere tali, mantenendo un’etica sana, lontana da quell’alpinismo consumistico da trapano che abbandona ogni regola per un’egocentrica voglia di successo. L’esperienza rimane incisa molto più a fondo di qualsiasi foro in cui alloggiare uno spit e sono proprio contento che tutto ciò sia condiviso dai miei compagni di spedizione.

13 Torre FanniSulla parete della Torre Fanni

Ma la situazione continuava a peggiorare: la neve scendeva senza sosta, tre delle tende fornite dall’agenzia erano crollate sotto al peso della neve (stavo dormendo beato quando sono stato sepolto vivo da 1 metro di neve) e i cuochi sono scappati tre giorni in paese per paura della nevicata. Durante queste giornate abbiamo vissuto momenti di grande sconforto ma anche di felicità, nella totale anarchia dopo aver preso possesso della tenda cucina. Proprio come i bambini abbiamo subito finito tutti i biscotti, nutella e cioccolatini, passavamo le giornate barricati in tenda a inventarci delle ricette che ci ricordassero l’Italia e a giocare a carte.

Fortunatamente la perturbazione sembrava essere giunta al termine, stava ritornando a splendere il sole che ci permetteva finalmente di uscire all’aria aperta e stavano rientrando pure i cuochi dopo la loro rocambolesca fuga a valle.

Il meteo è migliorato però la valle era piena di neve, al campo base ne era scesa un metro e mezzo e anche le pareti erano impiastrate di neve; alcuni dei nostri obbiettivi non erano più fattibili e abbiamo dovuto, quindi, cercare altri progetti per i giorni seguenti.

Abbiamo addocchiato subito la via “Lam Thuck Khamzang”, aperta 2 anni prima da un team di ragazzi altoatesini sulla Torre Fanny, un ripidissimo pilastro che grazie alla sua verticalità non aveva permesso alla neve di sporcare troppo la parete.

14 chiara in arrampicataChiara sulle belle lame della via

 

 15 RemalayeIl Remalaye, la cima più alta della valle

                                       

Dopo i primi due tiri su roccia scabrosa la parete si raddrizzava e anche la qualità della roccia migliorava in modo significativo, le lunghezze che seguivano erano entusiasmanti e sempre ingaggiose su bellissime lame e con alcuni passaggi obbligati in run-out per passare da un sistema di fessure all’altro. A causa del freddo costante e dell’arrivo di un'altra perturbazione abbiamo, però, dovuto arrenderci a circa 100 metri dalla cima e ci siamo ritrovati ancora rintanati in tenda ad aspettare nuovamente il bel tempo.

Fortunatamente, questa volta, la nevicata è durata solamente pochi giorni e quindi siamo tornati subito in pista anche se eravamo già alle ultime giornate di spedizione. Aspettando che un po’ di neve si sciogliesse siamo saliti su una struttura minore vicino al campo base dove abbiamo aperto una via corta ma intensa che abbiamo chiamato “Cuochi in fuga” (VIII e A1) in “onore” dei nostri cuochi e della loro rocambolesca fuga a valle.

Con solo due giorni a disposizione prima dell’arrivo dei portatori abbiamo deciso di tentare il Remalaye, con i suoi 6278 metri la cima più alta della valle, salendo da uno scudo inviolato sulla parete est. Dopo una prima giornata passata a sprofondare nella neve fino alla vita siamo arrivati alla base di questo bellissimo pilastro di granito rosso a circa 5900 metri dove su una piccola cornice di neve nella cresta abbiamo piazzato la nostra tendina.

16 sulla parete del RemalayeIn parete, più difficile del previsto

17 mare di vette dello ZanskarUn universo di cime dietro l'angoloDopo una notte passata a mangiar freddo siamo stati ripagati con un’alba mozzafiato che poco alla volta ci ha scaldati e caricati per la salita da affrontare. Abbiamo aperto le danze, inizialmente su terreno misto e, poi, sulla neve che lasciava spazio alla roccia; era una parete molto più verticale di quello che ci eravamo immaginati guardandola con il binocolo dal campo base, ancora una volta abbiamo capito che le apparenze spesso ingannano. Purtroppo, la roccia non era della qualità che speravamo, enormi lame appoggiate e scaglie grandi come televisori pronte a caderci dritte in testa hanno obbligato Matteo ad una scalata lenta e delicata.

Siamo saliti fino a 6123 metri poi però abbiamo dovuto arrenderci all’evidenza: di questo passo non ce l’avremmo mai fatta a salire fino alla cima e a scendere il giorno stesso al campo base e non avevamo alcun modo di contattare l’agenzia per ritardare di una giornata l’arrivo dei portatori. Dunque, abbiamo buttato le doppie e ci siamo incamminati verso il campo base con un po’ di rammarico per la cima sfiorata.

Eccomi qui a cercare di spiegare in poche parole, io che non sono quasi capace di parlare, un’emozione indescrivibile, di raccontare in poche righe un viaggio che è stata un’avventura, che ha cementato un’amicizia già molto bella, che ci ha insegnato ancora una volta la pazienza, che noi siamo solo degli ospiti e che sono le montagne a dettare le regole e i tempi, l’alpinismo non deve perdere la sua etica e il rispetto esse.

Cosa farò adesso? Non lo so… ho vissuto le ultime settimane al 100% e per ora questo mi basta… domani ci penserò. Non posso che ringraziare infinitamente Matteo e Chiara per questa opportunità, è stato un viaggio incredibile che fin da bambino ho sognato e come prima esperienza extra-europea non avrei potuto chiedere di meglio. Forse solamente un po’ di neve in meno… ma sarà per la prossima volta.

La consegna del Riconoscimento Paolo Consiglio 2026

Il Riconoscimento è stato assegnato all'Assemblea dei Delegati a Modena, alla presenza dei tre protagonisti. Molto apprezzato da tutti il video della spedizione, leggero e divertente a raccontare momenti talvolta spinosi. A seguire c'è stato tempo solo per un veloce scambio di battute, prima della consegna della pergamena da parte del Presidente Generale, Antonio Montani.

I ragazzi hanno spiegato che, colpiti da alcune immagini di queste pareti di granito, si è deciso di dare un'occhiata di persona: e quando si sono trovati sul posto, a tu per tu con una roccia di alta qualità e in condizioni perfette, si sono accorti del potenziale di ciò che avevano davanti e il primo pensiero è stato: “che meraviglia, è tutto nostro”. Poi la sorte ci mette lo zampino e, come in tutte le avventure che si rispettino, sono arrivate le difficoltà accessorie. Ma nonostante condizioni proibitive, i tre hanno fatto qualcosa di significativo, sfruttando al meglio ogni momento di tempo favorevole, e cercando di mettere in pratica la loro concezione di alpinismo, cresciuto in una dimensione etica rigorosa. Matteo ha ricordato a tutti cosa si cela dietro al nome della nuova via: ridurre il proprio impatto sulle pareti garantisce una ricompensa maggiore. E' importante sottolineare quanto, anche nell'alpinismo più tecnico, questa raccomandazione, intrisa di una saggezza dal sapore antico (il pensiero va fino ai "mezzi leali" di Mummery), sia quanto mai attuale. E non deve andare inascoltata: Less is More.

18 premio Consiglio 2026Da sx, Domenico Chindamo, vice-presidente del Gruppo Centrale CAAI, Mauro Penasa, Antonio Montani, Chiara Gusmeroli, Davide Nesa e Matteo De Zaiacomo

Nota finale

Conoscevo già Matteo, ho avuto più volte il piacere di ascoltare i suoi racconti, feschi, spontanei, irrituali... Non sai mai cosa aspettarti da lui, ma una cosa è certa, riuscirà a chiudere qualunque discorso nel migliore dei modi. Quindi, oltre ad apprezzarne la caratura tecnica e la sua non comune concezione etica in alpinismo, devo ammettere che non sono immune al suo scanzonato fascino. Per questo non ho avuto dubbi a indicare la sua spedizione per il  Riconoscimento 2026 al Consiglio Generale del CAAI che ha accettato la mia proposta con entusiasmo...

Anche Chiara, l'avevo già incontrata alle selezioni di Eagle Team, e anche lei mi aveva colpito. Se posso definirla con una parola direi che Chiara è luminosa. Che questa luce fosse la superficie di un nucleo tanto forte e caparbio, indispensabile per arrivare ad alti livelli in arrampicata e alpinismo, non lo sapevo ancora, ma dico anche che la cosa non mi ha affatto stupito...

Infine Davide, quando hai 22 anni e una testa del genere, sei già stato in Patagonia e in India, e tra qualche settimana hai in progetto il Trango con un amico, allora devo solo stare zitto, ogni parola è superflua... Ci lamentiamo che i giovani vanno poco in montagna, ma evidentemente quelli che lo fanno sono proprio di una nuova era. Che gli sia propizia!

Per intanto abbiamo scoperto di ascoltare gli stessi gruppi musicali di avanguardia... ho fatto un figurone e in un istante ho cancellato 45 anni di differenza di anagrafe, un piccolo miracolo... in mancanza d'altro mi posso anche accontentare di questo, perchè in fondo “less is more”...

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