Etica e Tecnica

Club Alpino Accademico Italiano
Lunedì, 03 Luglio 2023 20:02

ARRAMPICATE CLASSICHE NELLA CONCA DEL RIFUGIO F.LLI CALVI - Val Brembana

di Michele Cisana – INA-IAEE  - Le foto, salva diversa indicazione, sono dell'autore

3Il rifugio F.lli Calvi in una splendida giornata autunnale

 

In occasione del 60° anniversario della nascita della Scuola di alpinismo “Leone Pellicioli” del CAI Bergamo, nella quale svolgo la mia attività di istruttore da oltre trent’anni, con alcuni amici istruttori ho deciso di ripercorrere parte della storia della Scuola stessa ritornando sulle “orme” degli alpinisti che a suo tempo ne facevano parte. Quale occasione migliore per salire, sistemare e divulgare alcune linee su roccia da loro tracciate e ormai cadute in disuso? La scelta è caduta senza dubbio sulla conca del Rifugio Calvi, forse dopo la Presolana la zona con più storia alpinistica su roccia delle intere Orobie. Se il merito iniziale va individuato in Antonio Baroni - la grande Guida Alpina di San Pellegrino Terme che alla fine del XIX secolo salì, tra le altre cose, il Pizzo del Diavolo di Tenda lungo la sua cresta sud-sud-ovest (a lui ora intitolata) – non bisogna poi dimenticare altri grandi nomi dell’alpinismo bergamasco quali Giulio Cesareni, Enrico Luchsinger, Giuseppe e Innocente Longo, ma soprattutto Santino e Nino Calegari, Andrea Farina, Nino Poloni, Andrea Cattaneo e Dario Rota.

2I versanti settentrionali del Monte Cabianca e del Monte Valrossa dal sentiero che sale al Lago di Cabianca Questi ultimi, accompagnati in varie occasioni da diversi compagni di cordata di taratura non meno inferiore, hanno aperto negli anni compresi tra il 1955 e il 1988 diversi itinerari alcuni dei quali poi diventati classici e ritenuti ai tempi tra i più impegnativi delle Alpi Orobie! Non per nulla Santino e Andrea sono stati i precursori in Italia - e forse anche in Europa - nella creazione della prima imbracatura per alpinismo, esemplare tuttora visibile nella sede del Cai Bergamo, oltre che alpinisti di calibro internazionale, guidando spedizioni su pareti Andine ed Himalayane che, ancora oggi, sono riservate all’elite dell’alpinismo. Con questi presupposti, dopo molti anni che non ripercorrevo alcune di queste salite, non potevo che riavvicinarmi ai loro itinerari in punta di piedi e vedere che cosa mi avrebbero ancora riservato. In più occasioni ho avuto la possibilità di “rigustare” i bellissimi e facili diedri della via Calegari-Farina alla Punta Esposito, la verticalità e l’esposizione della via Longo al Pizzo Poris, la difficoltà del Gran Diedro al Monte Cabianca, la logicità della via Cesareni-Luchsinger-Zaretti al Monte Cabianca e, non ultimo, le rocce del Monte Grabiasca. Senza ombra di dubbio posso affermare che, ancora oggi, ci sono zone vicino a casa dove si può respirare l’isolamento quasi totale, scalando belle e logiche linee classiche su roccia buona, a volte ottima, a differenza di quanto molti pensino. Da qui è nata in me la voglia di creare una brochure che riportasse le relazioni aggiornate ad oggi, con fotografie e tracciati, delle salite ritenute più meritevoli di questa zona. Per “rispolverare” queste salite - indicate ad un pubblico alpinistico - si è ritenuto utile operare un restyling delle stesse che conservasse il più possibile le caratteristiche originarie, con un occhio particolare alle soste; abbiamo provveduto pertanto a sostituire tutte le soste con materiale moderno (spit fix inox ad anello) e sistemare/integrare la chiodatura originale senza snaturare l’itinerario così come creato. Altre a questo, ho colto l’occasione per salire altre tre nuove linee trad su una parete fino ad oggi arrampicatoriamente sconosciuta; sono nati così altri tre bellissimi itinerari dedicati ad alcuni amici che ci hanno lasciato. Con grande determinazione e passione, abbiamo passato ore e ore appesi in parete a ricercare gli itinerari, gettare sassi, pulire erba, ribattere vecchi chiodi originari e riscrivere relazioni, nella speranza che - chi vorrà seguire le nostre orme - lo faccia per sè stesso, per cogliere come capitato a me la bellezza di questi luoghi. Buone scalate a tutti!

4Da sx a dx: Pizzo Rondenino, Pizzo del Diavolo di Tenda, il Diavolino e Monte Grabiasca

5Il rifugio F.lli Calvi

11In avvicinamento al Monte Grabiasca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 7La parete nord del Monte Cabianca con i tracciati delle vie sistemate (da sx a dx: via Cesareni, via XXV Alpina Excelsior, via Calegari-Betti, via Gran Diedro, via Calegari-Farina, via Carenza di iodio)

 8La parete Nord del Monte Grabiasca con i tracciati delle vie sistemate (da sx a dx: via dello sperone di sinistra, via dello sperone centrale)

9La parete nord del Pizzo Poris con il tracciato delle vie sistemate (da sx a dx: via Agazzi-Arrigoni, via Longo)

  Scarica qui la pdfBROCHURE DELLE VIE

Punta Osvaldo Esposito

1La parete nord della Punta O. Esposito con il tracciato della via Calegari-Farina

La Punta Esposito è stata, ed è tuttora, uno dei banchi di prova di generazioni di alpinisti che salivano il suo diedro nord est per cominciare a prendere confidenza con le vie di montagna. Facilità di accesso e di discesa (per i canoni Orobici…) e roccia molto buona la rendono una delle vie più frequentate della zona, anche se è difficile trovarci la coda. Una bella giornata arrampicatoria è assicurata!

Le vie:

2Il primo tiro della via Calegari-Farina

 

3Il bellissimo diedro del secondo tiro della via Calegari-Farina

 

 

 

4La cuspide al termine del quarto tiro, dove si effettua la corda doppia

 

5In sosta nella nicchia del sesto tiro

 

6Lungo la cresta sommitale

Monte Valrossa

Di recente scoperta alpinistica, la solare parete nord est del monte Valrossa riserva un’arrampicata verticale su roccia bellissima, molto rugosa e più simile al granito che allo gneiss della zona! Le sue linee fessurate, lasciate volontariamente sprotette, permettono all’arrampicatore di divertirsi con l’utilizzo delle protezioni veloci. Unico neo è la limitata lunghezza delle salite, compensata però dalla possibilità di veloci concatenamenti. Le vie sono dedicate ad alcuni amici scomparsi.

Le vie:

1La parete nord est del Monte Valrossa con il tracciato della via Flavio e Filippo

5Il bellissimo diedro del secondo tiro

 

7La partenza del quarto tiro

8Lungo la rampa/camino del quinto tiro - Ph Matteo Cornago

 

6Giochi di luce sulla fessura del terzo tiro - Ph Matteo Cornago

 

1La parete nord est del Monte Valrossa con il tracciato della via Andrea e Berto

 6Il tezo tiro della Andrea e Berto4Matteo Cornago risale il secondo tiro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1La parete Nord Est del Monte Valrossa con il tracciato della via Claudio Rossi

2La linea logica della via Claudio Rossi

 

5Uscita in sosta sul secondo tiro - Ph Luca Natali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8Parte iniziale del quinto tiro

 

9Sul passaggio chiave al quinto tiro - Ph Matteo Cornago

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Monte Cabianca

Insieme al Pizzo del Diavolo e al Monte Madonnino, il Monte Cabianca è la cima più frequentata nella conca del Rifugio F.lli Calvi. La sua frequentazione è maggiore in inverno, quando gli scialpinisti si concentrano sui suoi pendii per approfittare della bella discesa a nord su neve spesso polverosa o lungo il canale nord per provare l’ebrezza delle prime discese ripide. Riserva bellissime vie di arrampicata su roccia che sono state molto frequentate fino alla fine degli anni ’80, cadendo poi, ingiustamente, nell’oblio. La roccia, sugli itinerari presentati è molto buona e l’arrampicata in genere un poco atletica; la mancanza di sole e l’aria sempre frizzante ricordano che siamo in ambiente e tengono lontano le folle chiassose. Chi apprezza queste qualità, si troverà catapultato indietro di cinquant’anni…

Le vie:

1La parete Nord Ovest del Monte Cabianca con il tracciato della via Carenza di iodio

2Lungo il primo tiro della via Carenza di iodio

 1La parete Nord Ovest del Monte Cabianca con il tracciato della via Calegari-Farina

 2Lungo il terzo e quarto tiro della via Calegari-Farina

 

pdfPDF via Gran Diedro (Richiodatura: M. Cisana, G. Allevi, M. Pezzoli)

1La parete Nord Ovest del Monte Cabianca con il tracciato della via Gran Diedro

6Lungo il secondo tiro - Ph Giovanni Allievi

9Il traverso del terzo tiro

10Il bellissimo diedro del quarto tiro

1Il tracciato della via Calegari-Betti

3Sul secondo tiro della Calegari-Betti

5La variante del terzo tiro dalla via XXV Alpina Excelsior

 

 

 

 

7Alla ricerca del giusto itinerario

8Il passaggio chiave del quinto tiro

 

9Lungo il bellissimo quinto tiro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 1La parete Nord del Monte Cabianca con il tracciato della via XXV Alpina Excelsior

 3M. Cornago alla sosta del terzo tiro2M. Cisana sulla bellissima fessura del quarto tiro - Ph Matteo Cornago

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 6La verticalità del quinto tiro - Ph Matteo Cornago

7M. Cornago sul bellissimo settimo tiro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1La parete Nord del Monte Cabianca con il tracciato della via Cesareni

2Il camino d'attacco della via Cesareni - Ph Mattia Domenghini

 

4In sosta secondo tiro - Ph Mattia Domenghini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9La placca del sesto tiro - Ph Mattia Domenghini

Monte Grabiasca

Rispetto alle altre montagne della zona, il Monte Grabiasca alpinisticamente è sempre stato un poco più defilato. Ciò è dovuto al fatto che, generalmente, la roccia sulle sue pareti è discreta con presenza di molto detrito. La frequentazione è più elevata in inverno, lungo i canali presenti sulla sua parete nord. Nonostante tutto, la vecchia via Longo e la nuova linea da noi salita meritano una visita, se non altro per prendere confidenza con la “vera” roccia Orobica.

Le vie:

1La parete nord del Monte Grabiasca con il tracciato dello sperone centrale

 7Lungo la fessura del sesto tiro - Ph Mattia Domenghini4Secondo tiro - Ph Claudio Gambardella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2La placca del primo tiro - Ph Mattia Gambardella

 

6La fessura del sesto tiro - Ph Mattia Domenghini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1La parete Nord del Monte Grabiasca con il tracciato della via dello sperone di sinistra

2La roccia orobica sul secondo tiro della via dello sperone di sinistra - Ph Silvio Gambardella

 

3Sul secondo tiro della via dello sperone di sinistra - Ph Silvio Gambardella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5Mare di nubi dalla vetta del Monte Grabiasca - Ph Silvio Gambardella

Pizzo Poris

Il suo spigolo nord per anni è stato il banco di prova di molti alpinisti bergamaschi che volevano confrontarsi, anche in inverno, con la verticalità della linea aperta dai fratelli Longo nel 1931. Negli anni successivi sono nate molte altre vie, tra cui la stupenda Agazzi – Arrigoni che, se fosse lunga qualche tiro in più, non avrebbe nulla da invidiare ad alcune grandi classiche delle Alpi! Il lungo avvicinamento tiene lontani i “climber”.

Le vie:

  • pdfPDF via Longo (Richiodatura: P. Cogato, M. Pezzoli, R. Ghilardi, M. Galbusera)

1La parete Nord del Monte Poris con il tracciato della via Longo

2Il camino di attacco della variante Calegari alla via Longo - Ph Michele Pezzoli

3Sul tiro chiave - Ph Michele Pezzoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5Mare di nubi dalla vetta del Pizzo Poris - Ph Michele Pezzoli

 

1La parete nord del Pizzo Poris con il tracciato della via Agazzi-Arrigoni - Ph Web

2La splendida linea seguita dalla via Agazzi-Arrigoni - Ph Giovanni Allevi

4Il primo faticoso tiro della via Agazzi-Arrigoni - Ph Giovanni Allevi

 

6La linea di salita del secondo tiro - Ph Giovanni Allevi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Falesia del Rifugio F.lli Calvi

In occasione della sistemazione delle vie di roccia sulle pareti circostanti, è stata chiodata da Michele Cisana una piccola falesia a 5 minuti dal rifugio, con itinerari facili e ben protetti, che permettono di passare qualche ora pomeridiana a divertirsi o provare manovre di autosoccorso (altezza parete circa 15m).

Le vie:

  • Bianca   5a
  • Sofia       4c
  • Emma   5b
  • Petra     5c/6a

6La falesia del rif. F.lli Calvi

 

 

Sabato, 01 Luglio 2023 21:38

Il CLUB ALPINO ACCADEMICO ITALIANO

ed il GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna)

invitano alla proiezione del filmato

PIK LENIN, LA SPEDIZIONE DELLA RINASCITA

Giovedì 6 luglio 2023 ore 21

presso il Centro Polifunzionale “Nuovo Cinema Palmaro”

Via Prà 164 - Genova Prà Palmaro

Organizzazione a cura del CAI ULE Sottosezione di Sestri Ponente

e Associazione Nuovo Cinema Teatro Palmaro

Patrocinio Regione Liguria Assessorato al Tempo libero

In rappresentanza del CAAI e del GISM sarà presente l’accademico Serafino Ripamonti, alpinista, giornalista e scrittore.

Il film è presentato da Francesco Cassardo, medico e alpinista, che ci racconterà questa sua spedizione, realizzata dopo l’incidente (da qui la “rinascita” del titolo) che lo aveva coinvolto sul Gasherbrum VII e che viene raccontato nel libro “Sdraiato in cima al mondo” di Cala Cimenti.

La serata è finalizzata alla realizzazione di un Progetto di promozione sanitaria in Karamoja (Uganda) che sarà presentato da Cassardo e che si pone come obiettivi la fornitura di attrezzature (acquisto di 2 ecografi) e competenze, con un corso di formazione da parte di volontari, tra cui lo stesso Cassardo, per il personale sanitario locale.

A supporto del pdfprogetto sanitario, parallelamente ad esso e peraltro mirato alla ricerca di sponsor, Cassardo lancia anche un progetto alpinistico, una volta tanto non alla ricerca di prestazioni sportive estreme, denominato pdfAFRICAN LION che prevede la salita dei 5.000 del continente africano (Kilimanjaro, Kenya e Ruvenzori).

Così scrive Francesco:

“Nel corso delle mie spedizioni in Pakistan, su Gasherbrum II nel 2018 e su Gasherbrum VII nel 2019, è maturata l'idea di sfruttare le mie competenze mediche per portare anche un aiuto alle popolazioni incontrate lungo il mio cammino verso le grandi montagne. Nel 2019 però, mentre ero in discesa con gli sci dall'inviolato Gasherbrum VII, ho purtroppo avuto un incidente che mi ha visto precipitare per la parete e che ha richiesto una complicata operazione di soccorso. Ovviamente, dopo, ho dovuto affrontare un lungo percorso riabilitativo ma l'anno scorso sono riuscito finalmente a prendere parte ad una nuova spedizione, sempre con gli sci, sul Pik Lenin in Kyrgyzstan e ora sono pronto per nuove sfide.
Questa estate andrò in Africa per un nuovo progetto alpinistico/medico.
Con due associazioni abbiamo scritto un progetto di cooperazione che, come medico, mi porterà in Uganda per promuovere ed insegnare l'utilizzo dell'ecografia clinica. L'ecografo è infatti uno strumento estremamente utile ed economico per ottenere informazioni per inquadrare al meglio un caso clinico, soprattutto in un territorio con pochi mezzi come quello africano.
Già che andrò sul territorio africano però, conto di dare vita ad un progetto alpinistico che avevo ideato con il mio compagno di cordata Cala Cimenti, ossia la scalata delle montagne africane che superano i 5000 metri di quota (Kilimanjaro, Monte Kenya e Ruwenzori), una dietro l'altra in circa un mese, ad agosto.
Come esiste lo Snow Leopard (titolo conferito a coloro che riescono a scalare le 5 montagne di 7000 metri del territorio ex-URSS – l’ unico italiano ad averlo ottenuto è stato proprio Cala), questo progetto prenderà il nome African Lion."

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Regione Liguria Assessorato al Tempo Libero

Sabato, 01 Luglio 2023 20:36

Il CLUB ALPINO ACCADEMICO ITALIANO

da' il proprio patrocinio alla

Serata dedicata all’alpinista ITALO MUZIO

a cura della Sezione Ligure Genova del CAI

Giovedì 6 luglio ore 21 presso la sede del CAI Sezione Ligure in Galleria Mazzini 7-3 Genova 

con il patrocinio di REGIONE LIGURIA Assessorato Tempo Libero

Nel corso della serata sarà proiettato il filmato “La Cresta del Leone”.

(da libro Carrel, p. 109). Il Picco Muzio è stato scalato per la prima volta solo il 3-4 settembre 1953, ad opera di Carrellino (Luigi Carrel), a sinistra nella foto, di don Luigi Maquignaz e Italo Muzio. Archivi Antonio Carrel, Valtournenche.(da libro Carrel, p. 109). Il Picco Muzio è stato scalato per la prima volta solo il 3-4 settembre 1953, ad opera di Carrellino (Luigi Carrel), a sinistra nella foto, di don Luigi Maquignaz e Italo Muzio. Archivi Antonio Carrel, Valtournenche.Italo Muzio (1906-1982), l’alpino del mare, è la storia di un sestrino che, “in anni ormai remoti e non facili come sono quelli che vanno dagli Anni Venti al secondo dopoguerra, scopre la sua passione per la montagna. Diventerà Guida del Cervino (1954) e qui, insieme a un mito come Luigi Carrel, effettuerà una lunga serie di scalate e di prime ascensioni sia sul Cervino che nel gruppo del Monte Rosa.

Proprio sul Cervino, Italo Muzio il 3 settembre 1953 realizzò, con Luigi Carrel e Don Louis Maquignaz, la prima salita della q. 4191 sul versante sud che proprio a lui venne intitolata: il Picco Muzio per l’appunto.

In alcune ascensioni gli sarà compagno di cordata il savonese Carlo Taddei, anche lui autore di una via nuova al Cervino sulla repulsiva parete ovest con L. Carrel (Carrelino) dal 19 al 22 agosto 1947, con due bivacchi in parete fra bufere di neve, scariche di sassi, gelo e vetrato per novanta ore complessive di salita, alpinismo d’altri tempi…

Durante la serata verrà presentato il libro “Italo Muzio, l’alpino del mare” scritto da Silvio Rezzano che sarà presente in sala. Partecipano il giornalista e scrittore Enrico Martinet e Fulvio Scotto Presidente del CAAI Gruppo Occidentale.

Silvio Rezzano nasce a Sestri Levante il 28 Febbraio 1958, diplomato al Liceo Classico Federico Delpino di Chiavari e laureato in Storia presso l’Università di Genova. Ha praticato per anni l’alpinismo partecipando nel 1984 ad una spedizione in Pamir e raggiungendo la vetta del Pik Lenin (m 7.134) in solitaria.

Ingresso libero anche ai non soci CAI

 

 

 

Muzio Alla bene e meglioFotoBarmasseCervino correttaLa parete sud del Cervino con nel settore destro il triangolo grigio del Picco Muzio. Da ds, giallo=Cresta di Furggen, azzurrino=via di Hervé Barmasse, verde=Via dei Ragni, giallo=Via dei Fiori, bordò=Padre Pio prega per tutti, rosso=I Tre Moschettieri, blu=via Barmasse-De Tuoni, giallo=via Carrel alla parete sud (con diramazione gialla a ds, via al Picco Muzio del 1953).

Muzio Barmasse 7690L’itinerario sul Picco Muzio aperto da Hervé Barmasse in solitaria (foto Barmasse) Dal 6 al 9 aprile 2011 Hervé Barmasse ha raggiunto la vetta del Picco Muzio aprendo una nuova via lungo i 700 m del grande pilastro della parete sud-est, raddrizzando notevolmente la via dei Ragni e vincendo il pilastro nella sua linea più impressionante

Si ringrazia gognablog.sherpa-gate per le foto

 

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Regione Liguria Assessorato al Tempo Libero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì, 27 Giugno 2023 12:20

                                           

IL NUOVO MATTINO APPENNINICO

Dalla seconda metà degli anni 70 ad oggi

di Massimo Marcheggiani

Le foto, salvo diversa indicazione, sono dell’autore

Le realizzazioni degli anni passati hanno lasciato il segno nella comunità alpinistica che orbita sulla montagna più intrigante dell'intero Appennino Centrale. Il Gran Sasso, a differenza di qualsiasi altro massiccio appenninico, si dimostra montagna dalle mille sfaccettature e potenzialità. La qualità della roccia, soprattutto al Corno Piccolo, non trova alcuna concorrenza in nessuna altra montagna o parete al di sotto del Po. La prima metà degli anni 70, al di là dell'apertura dei nuovi itinerari, vede una intraprendenza generale nei più giovani che si avvicinano all'alpinismo e che si confrontano con le salite più all'avanguardia del momento compiendo prime ripetizioni e un maggiore interesse verso la pratica invernale messa in atto non più sui tradizionali canali o poco più, ma rivolta ad affrontare la verticalità e la difficoltà tecnica delle salite, segno evidente e chiarissimo di una crescita a tutto tondo della maturità alpinistica in centro Italia.

1Monte Morra. Massimo Risi a metà anni 70

2Palestra di Ciampino (Roma) P.L. Bini a metà anni 70

 

3P. L. Bini sulla via del Vecchiaccio, 1977

 

A Roma il CAI e la SUCAI stanno vivendo un periodo molto intenso sotto la vivace presidenza dell'Accademico Franco Alletto. La scuola di alpinismo intitolata a Paolo Consiglio, prematuramente morto di malattia in Himalaya, tiene costantemente corsi di roccia da cui escono più o meno bravi scalatori. Intorno al CAI intanto orbitano anche “cani sciolti” a volte irriverenti verso il sodalizio nel quale non si riconoscono.

Chi scrive, tutt'altro che irriverente, non sapeva neanche dell'esistenza del Club Alpino e fu testimone oculare della ventata straordinaria che aleggiava nell'aria.

Nel 1976 ero vestito rigorosamente da “alpinista” con pantaloni alla zuava e maglione rosso, tutto fatto da mia madre (che se avesse saputo cosa andavo a fare tutte le sante domeniche mattina uscendo all'alba, col cavolo me li avrebbe fatti...) e per la prima volta mi approcciai alla palestra di roccia del Monte Morra con il mio amico Massimo Risi. Cielo grigio e minaccioso ma attaccammo lo stesso la via “Marino” di 3° grado e da bravi autodidatti, passamontagna calato sulla testa, con i piedi in grossi scarponi rimediati e la nostra corda bianca da ferramenta, scalammo per una trentina di metri impiegando molto tempo. Iniziò una leggerissima pioggerellina e ci spaventò. Non conoscendo la tecnica della corda doppia riscendemmo in arrampicata, prima l'altro Massimo e poi io che ero un po’ più bravo. Impiegammo tempi biblici e nel frattempo oltre ad essersi aperto un po’ di cielo, erano arrivate frotte intere di romani. Risate e tanto vociare ci crearono un po’ di imbarazzo e vergogna, ma quando uno dei tanti ci passò accanto, arrampicando in tuta da ginnastica, scarpe Superga ai piedi e per di più slegato, ci saremmo sotterrati perché ci chiese se eravamo degli speleologi. Ce ne andammo con diversi interrogativi, guardando decine di cordate arrampicare con scioltezza, velocità e allegria e vestiti tutt'altro che da “alpinisti”.

Si! Qualcosa di grosso stava succedendo e noi ci sentimmo medioevali.

 

Possiamo anche usare il termine Nuovo Mattino, ma in realtà era l'inizio di una vera e propria Nuova Era.

5Le spalle del Corno Piccolo da Ovest

4Da sinistra V. Plumari, M. Marcheggiani, G.P. Picone

 

8M. Marcheggiani sul tiro di 7° del “Vecchiaccio” - Ph C. Crisafulli

5ALa parete Nord del Corno Piccolo - Ph Damiano Fagiolo

6ARif. Franchetti e parete Est del Corno Piccolo

In centro Italia il fulcro del rinnovamento veniva senza dubbio da Roma. Il numeroso ambiente giovanile soprattutto universitario e in parte di provenienza sinistro/borghese faceva riferimento alla SUCAI della sezione capitolina. All'interno del nutrito gruppo dove cominciava a comparire qualche rara presenza femminile, diversi scalatori si facevano già notare ma al Monte Morra, che era il riferimento primario per chiunque scalava a Roma e provincia, viaggiava come una meteora un ragazzino di 17 anni: era normale restare basiti e a volte sgomenti nel vedere “sto tipo” che con scarpe da tennis Superga ai piedi e tuta ginnica saliva e scendeva, saliva e scendeva, saliva e scendeva in velocità ed eleganza fuori da ogni canonico schema tecnico. Quasi sempre rigorosamente slegato riusciva a coprire anche 2000 metri di dislivello in una manciata di ore. Si chiamava e si chiama Pierluigi Bini, e la sua straordinaria attività, pure concentrata in soli 4/5 anni, rivoluzionò però e rese moderno l'alpinismo anche in centro Italia quando già in Dolomiti si vedevano realizzazioni e personaggi assolutamente all'avanguardia. Uno per tutti Enzo Cozzolino (a cui Bini fu paragonato) il fuoriclasse triestino che sbalordiva con le sue ancora oggi memorabili scalate.

43Vito Plumari e P.L. Bini in Dolomiti nel 1977 Bini era un fuoco d'artificio; in Dolomiti ripete in velocità moltissimi itinerari, realizza prime ripetizioni e prime solitarie (Gogna in Marmolada, Fachiri alla Scotoni e tante altre) molto spesso in gran parte slegato.

Al Gran Sasso mette in ombra chiunque con le sue ripetizioni in tempi sbalorditivi e i numerosi concatenamenti sulla magnifica roccia del Corno Piccolo, ma quello che lo distingue è la sua visione “oltre”. Riesce a vedere quello che non era mai stato visto e così è il primo ad avventurarsi su placche mai percorse prima e con protezioni rarissime. Non possedeva friends, dotato di qualche nuts, martello e una manciata di chiodi si avventurava su terreni ritenuti allora “impossibili” e nel frattempo realizzava anche molte prime solitarie. Bini era quasi sempre in compagnia di un personaggio a dir poco “caratteristico”. Un uomo piccolo e magro di quasi sessanta anni, vestito in modo vetusto e sdrucito con dei baffi un pò ingialliti e capelli lunghi impomatati. Indossava un vecchio casco da motociclista e ai piedi anche lui calza le scarpe da tennis Superga. Vito Plumari, questo è il suo nome ed è un bidello ormai in pensione. Possiede due moto BMW e una Opel Manta con cui scorrazza il suo amico Bini e qualche altro raro amico senza automobile (compreso chi scrive) verso le pareti. Un leggero morbo di Parkinson gli muove costantemente la testa e parla, parla, parla ininterrottamente in un siculo-italiano a volte incomprensibile. Scala quasi sempre da secondo con Bini spesso richiamando l'attenzione altrui urlando esclamazioni divertenti e goliardiche.

6BRif. Franchetti e parete Est del Corno Piccolo

6CParete Est del Corno Piccolo

7M. Marcheggiani sul tiro di 7° del “Vecchiaccio” - Ph C. Crisafulli

 

 

9Il Paretone del Gran Sasso

11I pilastri del Paretone - Ph Igor Brutti

12La parete Est dell'Anticima Orientale - Ph E. Pontecorvo

E' l'estate del 1977 quando Bini in compagnia dell'inseparabile bidello e di chi scrive, alle primissime armi, apre la sua prima via al Gran Sasso introducendo per la prima volta il 7° grado in Centro Italia: pochi metri sull'ultimo improteggibile tiro di corda, con difficoltà però mai viste fino ad allora. La via, chiamata il giorno stesso “via del Vecchiaccio” in onore dell'improbabile compagno di avventure Vito, diventerà la via più ripetuta dell'intera montagna. Il difficile tiro (quasi sempre evitato dai più) con il suo tratto estremo a 10 metri dalla sosta sarà il “test” di coraggio per anni per numerosi scalatori. Oggi, l'abuso degli spit ha snaturato questo e diverse altre sezioni di parete relegandolo a un normale tiro come tanti altri.

Dopo il “Vecchiaccio” Bini apre soltanto altre quattro/cinque vie che per qualche anno resteranno lo spauracchio per molti scalatori. Nel '79 mette piede per la prima e unica volta sul Paretone del Gran Sasso mentre la sua attività è concentrata principalmente al Corno Piccolo. Apre (in parte) uno degli itinerari più difficili del momento: è il “Diedro di Mefisto”, che supera l'angusto antro tra il quarto e il terzo Pilastro del Paretone. La paternità di questa salita, che ancora oggi è una via temuta, in realtà dovrebbe essere attribuita agli ascolani Antonio Mari e suo fratello Dario. Durante la prima ascensione, infatti, Bini e Gianpaolo Picone dovettero rinunciare poco oltre metà via a causa di una caduta di Picone che riportò la frattura di una caviglia e dovettero rinunciare scendendo in corda doppia fino alla base. I fratelli Mari ripeterono sì la parte più difficile già percorsa, ma furono loro in pratica i primi salitori, visto che la parte superiore di oltre duecento metri è una sezione ancora difficile e con una uscita piuttosto friabile.

                               Il difficile diedro di Orient Express - Ph Arch. Marcheggiani

                               L'improteggibile ultimo tiro di Orient Express - Ph Arch M. Marcheggiani

 

25Caruso e Marcheggiani in apertura su Cavalcare la tigre - Ph Arch M. Marcheggiani

                               La parete Est di Pizzo Intermesoli

14Gli strapiombi della Farfalla - Ph Igor Brutti

16Il Paretone da Sud

 

18Torrione Cambi, parete Sud

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19La parete Nord del M. Camicia d'inverno

26Caruso in apertura sul traverso di Cavalcare la tigre Se Bini avesse continuato ad arrampicare sicuramente avrebbe potuto firmare altre notevoli aperture ma così non è stato; ciò non toglie però che aveva messo un marcato punto al tradizionale alpinismo e spalancato ulteriori porte a nuovi orizzonti. Era quindi nell'aria un testimone da raccogliere! Non sarebbero stati i romani della SUCAI o gli istruttori della ormai consolidata scuola di alpinismo che era stata intitolata al grande Paolo Consiglio a raccogliere l'ipotetico testimone, fu invece uno sparuto gruppetto di ragazzini romani, bravissimi, disinibiti che sulle orme di Bini cominciarono a ripetere le sue vie e ad aprirne numerose altre di elevata difficoltà. Luca Grazzini, Maurizio Tacchi, Marco Forcatura, Giuseppe e Roberto Barberi, Luca Bucciarelli sono solo alcuni dei nomi di una generazione di intraprendenti scalatori che aprono decine e decine di importantissimi itinerari oltre a ripetizioni di alto livello non solo sulla montagna di casa ma anche in Dolomiti. Il Gran Sasso si rivelava una miniera aperta ma ancora da scoprire! La mentalità acquisita e dimostrata attecchiva ormai in tutti gli ambienti orbitanti intorno a questa grande montagna.

Contemporaneamente a Bini compare sulla scena un altro importante protagonista: Giampiero Di Federico, abruzzese di Chieti e un pò meno giovane di Bini, praticava un alpinismo più tradizionale ma alzava anche lui la sua asticella delle difficoltà. Giampiero diventa Guida Alpina ed esce alla ribalta per alcune sue prime invernali di cui parleremo in altro capitolo, ma contemporaneamente ripete e apre itinerari di grande classe. E' il primo a ripetere in solitaria la via “Mario-Caruso”del '59 al 4° Pilastro del Paretone, poi apre con Giustino Zuccarini la “via Rossana” sulla parete Est del Corno Piccolo superando difficoltà molto elevate su fessure aggettanti. Successivamente apre la strapiombante “via del Trapezio” con Pasquale Iannetti superando difficili sezioni in artificiale dove fanno uso di enormi cunei di legno appositamente preparati. Gli Aquilotti del Gran Sasso non stanno certamente con le mani in mano sulla loro montagna: aprono a ritmo quasi annuale vie nuove, cominciando dal “Gran Diedro” e la “Aquilotti 79” al quarto Pilastro del Paretone e lo “Spigolo delle Guide” alla prima spalla del Corno Piccolo con la costante presenza di Lino D'Angelo ed Enrico De Luca, ambedue Guide Alpine e indiscussi leader nel gruppo degli Aquilotti.

 

21L'altipiano di Campo Imperatore

27Una cordata sulla bellissima Icosaedro

 

                               Daniele Marcheggiani sulla via Amore-Gambini alla seconda spalla

31Dopo il lungo traverso della Aquilotti 75, 2° spalla

32Emilio Onidi sulla Aquilotti 75, seconda spalla

33Ultimo splendido tiro su Aquilotti 72, seconda spalla

34ATipica arrampicata del Gran Sasso

 

34BMatteo e Loretta su Zarathustra, 1° spalla

I DIECI ANNI CHE CAMBIANO L'ALPINISMO AL GRAN SASSO

E' in atto un'accelerazione quasi spasmodica nella ricerca e apertura di nuove vie, anche se il bello deve ancora venire. Iniziano gli anni 80, e sulla grande montagna appenninica c'è un fermento che non si era mai visto prima. Fabio Delisi, Massimo Marcheggiani e Giampaolo Picone compiono la probabile prima ripetizione del primo Pilastro al Paretone che è il più facile dei quattro ma il più lontano da raggiungere; Fabio Delisi e suo fratello Cristiano, ambedue Guide Alpine, mettono piede per la prima volta dopo oltre 20 anni sulla repulsiva parete Est dell'Anticima Nord della Vetta Orientale ed aprono una misteriosa seconda via sulla parete, la via “Paola Banissoni” che non risulta quasi mai ripetuta se non dallo stesso Fabio Delisi in solitaria.

35Matteo e Loretta su Zarathustra, 1° spalla

40Anna Perone sul traverso de L'Arco, parete Nord C. Piccolo

 

36M. Marcheggiani su un improteggibile traverso inventato, 1° spalla - Ph S. D'Annibale

37AG. Santangeli sull'ultimo tiro della Aquilotti 72

                               R. Lancissi sulla via Agnelli-Leone alla Vetta Occidentale

          Torrione Cambi. A. Caramoni sulla via Asterix - Ph Giulia Ferri Di Federico ed Enrico De Luca nel frattempo compongono una cordata forte ed affiatata. Aprono una intelligente e bellissima via sul “monolitico” Monolito completamente in libera; Massimo Marcheggiani compie la prima solitaria e forse prima ripetizione della via “Aquilotti 79” al quarto Pilastro del Paretone e pochi giorni dopo apre una via nuova (Naudanda) completamente senza corda nè altro sulla parete Est del Corno Piccolo. Sul quasi dimenticato Torrione Cambi i giovanissimi fratelli Barberi con Stefano Finocchi aprono “Asterix” con un bellissimo ed esposto traverso dichiarato di 7° grado con protezioni classiche.

Qualcuno si accorge finalmente che esiste, nella vicina e bellissima valle Maone, la parete Est del Pizzo Intermesoli. Questa montagna presenta una grande bastionata di roccia eccellente, con l'unico neo che questa si interrompe su dei prati ripidissimi, quindi senza una vetta vera e propria e dalla quale scendere su ripidissimi prati non proprio con le mani in tasca. Dopo le sporadiche sortite degli ascolani Bachetti, Fanesi e pochi altri ora è il romano Donatello Amore a ri-scoprire e aprire diversi itinerari molto logici, eleganti e difficili come la “via Simona” al terzo Pilastro, la “Direttissima” al secondo Pilastro che è il più maestoso e inoltre la “Torre Nascosta” al quarto Pilastro. E' proprio sul secondo Pilastro di Intermesoli che Gianpiero Di Federico con Enrico De Luca apre una delle salite ancora oggi più impegnative dell'intero massiccio usando solo protezioni tradizionali: dichiarano per la prima volta nella storia del Gran sasso l'8° grado nella sezione più complessa. Di Federico dopo un primo tentativo fallito si allenò specificatamente a secco per risolvere il passaggio chiave. Siamo ormai nella proficua estate del 1982: Maurizio Tacchi e Paolo Abbate, fattisi le ossa sulle difficili placche aperte da Bini, aprono due magnifici itinerari: la “via Zarathustra” e la “via Ichosaedro” sulle perfette placche e fessure della prima e seconda Spalla del Corno Piccolo. Nel mese di Luglio il clou viene però raggiunto da Paolo Caruso e Massimo Marcheggiani con l'apertura in due tempi di “Cavalcare la Tigre”: modernissima e all'avanguardia questa via supera in arrampicata mista artificiale e libera estrema un enorme pancione monolitico in piena parete Est del Corno Piccolo, prosegue poi su un lungo ed espostissimo traverso protetto da un unico spit e un paio di chiodi.

44Vito Plumari, alias “il Vecchiaccio"

 

46Gianpiero Di Federico - Ph Arch. Di Federico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

47Antonio Mari - Ph Arch. CAI Ascoli Piceno

 

48Cristiano Delisi in apertura su Aficionados, prima Spalla - Ph Filippo Iacoacci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

49Fabio Deisi

 

50Tiziano Cantalamessa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con le corde degli anni 80 era pressoché impossibile una eventuale ritirata dopo superata la volta strapiombante. Cavalcare la Tigre insieme a poche altre sarà e ancora oggi è un banco di prova assoluto. Due mesi dopo Fabio Delisi con Giovanni Bassanini e Simone Gozzano apre la “Via dei Poeti”, probabilmente più difficile della vicina Tigre, superando tetti e strapiombi ma chissà perché quasi mai ripetuta, forse perché la spettacolarità di Cavalcare la tigre è assolutamente unica.

Sulla parete Est della vetta Occidentale del Corno Grande momentaneamente dimenticata, Giuseppe e Roberto Barberi (soprannominati “i vermi”) con Stefano Finocchi e Paolo Abbate aprono la strapiombante ed atletica via “Beppe Aldinio”.

Nell'estate del 1983 sulle lontane propaggini est del Gran Sasso, Massimo Marcheggiani e l'ascolano Marco Florio aprono una friabilissima via sulla parete nord ovest del Dente del Lupo (pericolosa; da non ripetere) e solo un mese dopo lo stesso Marcheggiani apre con Paola Ade una seconda via di 500 metri nel settore alto/sinistro della grande parete del Camicia dove la friabile roccia della parte bassa lascia poi, con meraviglia, spazio a roccia levigata e compattissima. Nella stessa estate anche due alpinisti del piccolo paese di Castelli, situato ai piedi del Monte Camicia si cimentano con le friabili rocce della montagna: Enrico Faiani e Francesco Di Simone aprono due distinte vie; una sul Dente del Lupo e una seconda nella parte più alta della grande parete Nord. La caratteristica che accomuna quasi tutte le vie del Camicia non è altro che la pessima qualità della roccia: da friabile a molto friabile ad esclusione della parte molto in alto, ma nonostante ciò ogni tanto avvengono rare ripetizioni.

54Roberto Iannilli - Ph Patrizia PerilliSul Gran Sasso intanto comincia a farsi vivo Tiziano Cantalamessa, autentico fuoriclasse di cui si parlerà molto più avanti nel capitolo “alpinismo invernale”. Cantalamessa è persona da raccontare: nasce ad Ascoli Piceno da una famiglia poco abbiente, smette gli studi per necessità economiche e fa l'operaio metalmeccanico portando soldi in famiglia. Si fa notare subito per la sua intraprendenza quando a 17 anni con Stefano Pagnini e poco dopo essere usciti dal corso di roccia del CAI di Ascoli Piceno, compiono la terza o quarta ripetizione della via “Marsili Panza” al Monte Camicia uscendo in vetta tra pioggia e fulmini. A soli 21 anni una brutta caduta lo inchioda a letto per mesi per una compressione toracica, lesioni alle vertebre e la frattura del polso, ma grazie a una volontà d'acciaio e una grande determinazione torna ad arrampicare con il polso ancora ingessato. Tiziano ha aspettative dalla vita che vanno al di là di uno stipendio più o meno garantito. Si licenzia, si sposa con Renata e facendo salti mortali acquistano insieme un terreno con casolare e si improvvisano allevatori. Diverse mucche da latte diventano l'impegno quotidiano, con pioggia, neve o sole le mucche sono da mungere sempre, tutti i santi giorni. Tiziano è strafelice, non smette un momento di scalare nonostante l'impegno con le bestie e il terreno da coltivare. Diventa sempre più bravo e negli anni matura la convinzione di poter vivere di montagna; si allena moltissimo, diventa Guida Alpina e in centro Italia non c'è stato professionista che abbia lavorato quanto lui, soprattutto su grandi itinerari, invernali e spedizioni. Ha lavoro in grande quantità al punto che torna a vivere ad Ascoli Piceno chiudendo l'attività di allevatore. E' persona affascinante, allegro, coinvolgente e amato. Muore prematuramente a 43 anni sconvolgendo l'intera comunità alpinistica.  

Torniamo indietro, agli inizi anni 80. Ristabilitosi dal grave incidente Cantalamessa apre due lunghissimi itinerari sul Paretone, non sui Pilastri ma sul remoto e isolatissimo fianco sinistro: la prima con Bruno Tosti superando sezioni di parete non particolarmente difficili ma con uno sviluppo di oltre 1500 metri dal forte carattere esplorativo. Nel 1983 apre con Alberico Alesi una seconda via, la “Martina” dedicata alla figlia morta prematuramente a pochissimi mesi dalla nascita. La via supera grandi e compatte placconate, strapiombi e diedri a sinistra della Farfalla, con difficoltà di 6° superiore e con uno sviluppo di 1600 metri in un ambiente che più isolato e ostile non può essere. Cantalamessa sarà indiscutibilmente il grande protagonista degli anni 80 e 90 sopratutto nelle sue performance invernali.

La stessa estate Massimo Marcheggiani e Fabio Delisi aprono una spettacolare via sulla repulsiva parete Est dell'anticima Orientale. La grande parete è percorsa soltanto da due vie che tendono a svicolare rispetto alla linea di vetta: è il 14 Maggio quando i due tracciano “Orient Express” raggiungendo la vetta per via diretta con grande intuito e logica, superando alte difficoltà con solo uso di chiodi. Una via di 650 metri che vede l'ultimo tiro di 40 metri (oggi dato di 6A) senza nessuna possibile protezione e con una esposizione inquietante. Cantalamessa ne compirà la prima ripetizione pochi giorni dopo l'apertura con il fratello Roberto e Riccardo Bessio e per circa 20 anni la via non verrà mai più ripetuta. Neanche un mese dopo Cantalamessa con Marcello Ceci apre sulla stessa parete “La riforma agraria”, una via non facile da seguire e dalla chiodatura difficile di cui Marcheggiani fa la prima ripetizione e prima solitaria due anni dopo, non avendo però certezza di aver seguito fedelmente la via nella sua seconda metà, piuttosto complessa da decifrare. Sul Torrione Cambi ancora Fabio Delisi e Marcheggiani aprono “Les freak sont chic” con un passo in placca molto duro e protetto da uno strano chiodo a pressione.

Cantalamessa e Marcheggiani di nuovo sull'Anticima del Paretone aprono “Le nebbie del Paretone”. Questa sezione della montagna, per le sue caratteristiche di grande complessità generale, vedrà praticamente sempre gli stessi, pochi protagonisti che negli anni seguenti si distingueranno anche per eccellenti realizzazioni extraeuropee (Caruso sale in invernale il Cerro Torre; Marcheggiani e Cantalamessa salgono il Fitz Roy in 26 ore no-stop, la inviolata vetta del Baghirati Karak (6702m) nel Garwal e fanno un tentativo alla via polacca alla parete Rupal del Nanga Parbat; Di Federico in Pakistan sale l'inviolato Sia Sish e apre una via nuova in solitaria sull'Hidden Peak; lo stesso Marcheggiani salirà in seguito 7 difficili vette inviolate in Himalaya).

51Da sin. G. Gianni, B. Vitale, A. di Bari, L. Bucciarelli, G. Barberi, S. Finocchi, F. Pennisi, R. Barberi alla cava di Ciampino (Roma) - Ph Foto Arch. B. Vitale

 

52Luca Bucciarelli - Ph Arch L. Bucciarelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dimenticato Pizzo Intermesoli viene scoperto come una ulteriore miniera di possibilità per i fortissimi ormai ex ragazzini romani: Maurizio Tacchi, i fratelli Barberi, Luca Grazzini, Paolo Abbate, Angelo Monti e altri ancora aprono itinerari sempre più difficili dimostrando grandi doti tecniche e intuito. “Ombromanto”, “Silmarillon” “Cosi è se vi Pare” sono solo alcune delle belle e difficili vie inventate sulla eccellente roccia dell'Intermesoli. Va detto che il comodissimo accesso a queste pareti e la relativa facilità di rientro sono elementi molto invitanti per gli Alpinisti/Climber.

Nelle strutture secondarie e più basse di Intermesoli in seguito numerose vie vengono aperte in chiave sportiva, quindi sistematicità di spit e relative doppie attrezzate.

53Germana Maiolatesi Ph Arch G. MaiolatesiTornando sulla spettacolare roccia delle Spalle del Corno Piccolo, Cristiano Delisi e Luca Bucciarelli (Guide Alpine) aprono “Aficionados”, itinerario di grande difficoltà, facendo un uso molto parsimonioso di spit. Questa difficile via vedrà la prima ripetizione da parte di Germana Maiolatesi, fortissima alpinista e sci alpinista umbra, che compirà da capo cordata numerose grandi ascensioni (il Pilone Centrale tra le tante altre).

Sulle Alpi in quegli stessi anni vediamo diventare quasi una gara il concatenamento di grandi itinerari. Christophe Profit ne è stato la massima espressione, compiendo memorabili imprese di velocità. E' il 1985 quando anche sul “piccolo” Gran Sasso una vera e propria performance viene messa in atto: Luca Grazzini e Alessandro Jolly Lamberti in mezza giornata superano di fila le vie Alletto-Cravino sulla Ovest della vetta Orientale, dalla vetta scendono circa 500 metri della via Jannetta e poi scalano la via Mario-Caruso al 4° Pilastro: usciti in vetta scendono di nuovo la Jannetta e di gran carriera salgono la diretta Alessandri al 3° Pilastro, anticipando di un anno l'ancora più spettacolare concatenamento di G. Di Federico che in giornata scalerà tutti e quattro i pilastri del Paretone pur avendo scalato il giorno prima una isolata parete nella vicina Majella.

Cantalamessa e Marcheggiani successivamente salgono in 6 ore quattro differenti vie su altrettante pareti del Corno Piccolo.

I fratelli Barberi con Paolo Abbate aprono “Star Trek” a sinistra del pancione di Cavalcare la tigre, via molto logica, superando strapiombi esclusivamente in arrampicata libera e senza spit. E' un periodo davvero esaltante; non passa week end che al Gran Sasso non si parli di vie nuove, di cui ovviamente la stragrande maggioranza sul Corno Piccolo. La vecchia e nuova guardia della SUCAI di Roma è sempre meno presente mentre i giovani romani sopra citati, oltre a Germana Maiolatesi, Roberto Ciato, Romolo Vallesi, Guglielmo Fornari e non molti altri, si “sfidano” in aperture e prime ripetizioni cercando spazi tra le vie già esistenti. Nascono così “M.G. Mondanelli”, “Incontro con Camelia”, “Il filo di Arianna” e la difficile “Narciso e Placcad'oro” di Roberto Rosica che sono solo alcune tra le tante e più moderne. Ovviamente le difficoltà salgono, come sale le quantità di spit utilizzati.

Sul Paretone nel 1987 M. Marcheggiani con Lorenzo Brunelli apre “Fulmini e Saette” sulla parete Est dell'Anticima non intersecando, come sua etica, nessuna altra via preesistente, cosa che ormai quasi sistematicamente succedeva. La via supera i 650 metri di parete con difficoltà di 7° (oggi data 6B+) con solo uso di chiodi e nuts. (Il nome della via rimanda alle condizioni meteo in cui venne superata la parte alta della via).

Tiziano Cantalamessa intanto infila numerose prime ripetizioni di vie principalmente sul Paretone, dove negli anni a seguire supererà le cento ascensioni compiute anche per lavoro come professionista. P. Caruso, dopo l'apertura a spit di quattro difficili vie molto simili tra loro sullo scudo del Monolito, fa la sua ultima comparsa al Gran Sasso con l'apertura della via “Il Nagual e la farfalla”: questa supera nel punto di minor resistenza gli strapiombi de “La Farfalla” posta al di sotto dei quattro Pilastri del Paretone. Caruso, con G. Baciocco e A. Sarchi, risolve i 270 metri della via impiegando 8 (otto) giorni non consecutivi. L'impegnativa salita, risolta in arrampicata mista, ha fatto uso di spit, ancorette, copperhead e tratti in libera ed ovviamente corde fisse. Una via senz'altro impegnativa ma curiosa, che si interrompe infatti al termine degli strapiombi della Farfalla quando per logica sarebbe potuta continuare fino in vetta. Invece, da qui, i primi salitori attrezzate le doppie, ridiscesero. Una performance di ben altro spessore fu invece la prima ripetizione della via da parte del discreto e fortissimo Luca Grazzini che con Alfredo Massini superarò la via in giornata e senza la presenza di corde fisse.

55Emanuele Pontecorvo - Ph Arch Pontecorvo

A passo neanche tanto lento la “cultura” dello spit si fa largo nelle nuove realizzazioni, il che è chiaramente logico quando non c'è alternativa alcuna, ma evidentemente per alcuni apritori mettere uno o più spit equivale a marcare un territorio. La dimostrazione palese è davanti agli occhi di chiunque frequenta le pareti del Corno Piccolo: dozzine di spit a fianco di perfette, e dico “perfette”, fessure ben proteggibili diversamente e soste con catene Raumer, riducendo sezioni di montagna a mera falesia. Per cronaca va detto che diverse di queste catene negli anni sono magicamente sparite, segno evidente di un palese dissenso all'addomesticamento indiscriminato dell'alpinismo a cui mi associo senza nessuna remora. E' un discorso che chiaramente non vale per tutti: Roberto Ciato con Paolo Rocca infatti apre due notevoli itinerari sul grande Secondo Pilastro di Intermesoli con molta parsimonia di spit; “Blu Rondò a la turche” e successivamente “Blu tramonto” sono scalate molto difficili e Ciato dimostra grande capacità tecnica, mente salda ed etica indiscutibile. Sullo stesso pilastro non manca certo spazio per nuovi e intraprendenti assalti: la tendenza è ormai la ricerca delle difficoltà pure e Maurizio Tacchi, i fratelli Barberi e P. Abbate aprono dopo diversi tentativi “Terminesoli” con un solo spit nel tratto chiave. Cristiano Delisi e Luca Bucciarelli aprono invece “Forza 17” spettacolare e molto dura con misto spit e tradizionali, mentre ancora sullo stesso pilastro i due fratelli Barberi aprono “Ungoliant” in stile più che pulito. Parliamo di itinerari con difficoltà costanti, spesso di settimo grado e qualcosa di più, a conferma di un livello tecnico raggiunto e consolidato. Sulla parete Sud della Prima Spalla del Corno piccolo Roberto Rosica con F. Gianpietro e M. D'Armenio alza ancora di più l'asticella delle difficoltà con un ottavo grado su placche formidabili e spit molto lontani, dimostrando un sangue freddo non indifferente. A onor del vero però non dobbiamo dimenticare l'ottavo grado di Di Federico e De Luca aperto quasi 10 anni prima e con solo protezioni tradizionali.

Gli anni ottanta erano stati entusiasmanti, ricchi di novità e soprattutto avevano portato alla luce sempre nuovi talenti!                                    

                                                 

GLI ANNI NOVANTA

ovvero “aperture a tutti i costi”

Se qualcuno aveva vagamente pensato che ormai al Gran Sasso “tutto era stato fatto” beh, doveva ricredersi e di parecchio. Uno di questi qualcuno ero proprio io, che nella mia limitata immaginazione pensavo proprio che i giochi più importanti erano ormai agli sgoccioli.

Una difficilissima via viene aperta sul secondo Pilastro di Intermesoli ad opera dei forti fuoriclasse romani Sebastiano Labozzetta e Luca Grazzini: “Di notte la luna”, questo il nome della via, che presenta passaggi fino al 7b, rarissimi spit e un’ arrampicata molto sostenuta.

   Gli infaticabili ex ragazzini (il tempo passa per tutti!) Giuseppe e Roberto Barberi continuano la loro ricerca di spazi vergini dove inventare ancora nuove vie così come Grazzini, Abbate, Maurizio Tacchi e svariati loro compagni. Inventano “In vino Veritas”, “King Cong's crak” sui pilastri di Intermesoli, oppure “Kaisentlaia”, “Gargamella” sulle Spalle del Corno Piccolo sempre con difficoltà elevate e con spit praticamente assenti.

56Da sin. E. Pontecorvo, D. De Patre, L. Angelozzi - Ph Arch Angelozzi

Già sul finire degli anni 80 era comparso al Gran Sasso Roberto Iannilli che aveva posato occhi curiosi sulla assolata parete Est della vetta Occidentale trovando spazi ancora liberi e aprendo “Tempi postmoderni” e “Far finta di essere sani”. Iannilli vive sul mare, a Ladispoli e sembra scatenato. Trova spazi vuoti in maniera quasi spasmodica. Apre ancora “Intifada” poi “L'isola non trovata” e ancora “Il vento dell'Est”, “Demetrio Stratos”, “Senza orario e senza bandiera”, tutte sulla relativamente grande stessa parete Est, infilandosi tra una via preesistente e l'altra ma intersecandone per forza di cose diverse altre. Sul vicino Torrione Cambi non sfuggono a Iannilli altri potenziali spazi liberi; sulla assolata parete Sud apre in due giorni diversi e con Andrea Imbrosciano “Musica nova”, protetta a spit con passaggi dichiarati di 8° grado. Sempre in due giorni diversi apre “Farabundo Martì”, con Imbrosciano e Patrizia Perilli, ricorrendo anche qui a protezioni anche a spit. Sulla estrema destra della stessa parete i sempre presenti fratelli Barberi con Paolo Abbate aprono con solo chiodi e friends la bellissima e difficile “Thorin scudo di quercia”.

Agli inizi degli anni 90 la presenza femminile sui grandi itinerari era ancora una rarità, soprattutto nella conduzione delle cordate. Le rare ragazze in parete erano spesso mogli o fidanzate, che al seguito di “bravi” maschi salivano svariati itinerari ma rigorosamente da gregarie. Non era così per la già citata Germana Maiolatesi che compie un'infinità di ripetizioni importanti come Orient Express, Star Trek, Demetrio Stratos, Fulmini e saette, Il Vento dell'est rigorosamente da capocordata o a comando alternato. Germana compirà anche diverse salite invernali e difficili discese estreme con gli sci e ad oggi la sua attività al femminile non ha confronti.

Lo scatenato Roberto Iannilli, con compagni diversi apre vie su vie su qualsiasi parete della grande montagna. Sulla Est del Corno Piccolo, sulle tre Spalle, alle Fiamme di Pietra, al Pizzo Intermesoli, sulla vetta Occidentale, al Torrione Cambi, sulla vetta Centrale... ovunque Iannilli si infila tra una via e l'altra, spesso intersecandone più di una e ricorrendo con relativa parsimonia agli spit e alla scalata artificiale. In una forma quasi antagonista anche Fabio Lattavo, spesso con la compagna Luana Villani, va alla ricerca di spazi tra una via e l'altra usando anche egli spit senza tanti scrupoli. Va detto che l'avvento dell'arrampicata sportiva induce all'ingaggio sulla ottima roccia del Gran Sasso, dove ormai il concetto esplorativo è praticamente messo da parte o addirittura dimenticato.

Una meteora di nome Marco Sordini compare aprendo in uno stile encomiabile due bellissime vie; “Viaggiatore incantato” e “La forza dell'amore” sono le sue due uniche firme sulla montagna. nella seconda, con difficoltà fino al 6b+, non fa assolutamente uso di spit. Marco Sordini ci sgomenta quando, giovanissimo, si toglie la vita.

57Da sin. L. Angelozzi, A, Di Pascasio, D. De Patre - Ph Arch. Angelozzi

Mi rendo conto che a questo punto della relativa storia del Gran Sasso rischierei di fare un fac-simile di un elenco telefonico se mi mettessi a riportare la enorme quantità di vie aperte. Cercherò di filtrare a mio giudizio le salite che possano aver avuto una certa importanza sia per la ricerca esplorativa che per la difficoltà. Molte delle vie aperte, incastrate tra una via e l'altra e spesso poco o per niente d'avventura, dal punto di vista storico-evolutivo non hanno grande storia. L'ormai diffuso uso di spit e le relative doppie attrezzate che evitano astutamente il prosieguo verso un fine parete con relativa discesa, rendono queste scalate simili alle multi-pitch di falesia, sempre meno identificabili nel termine “alpinismo”.

Cerchiamo ora delle eccezioni.

Luca Grazzini e Alfredo Massini concatenano velocemente quattro vie tra le più difficili del Monolito impiegando appena mezza giornata. Come già accennato poco sopra, gli stessi avevano compiuto la prima ripetizione del “Nagual e la farfalla” in giornata (Caruso e C. avevano impiegato 8 giorni non consecutivi e corde fisse)

Roberto Iannilli nel frattempo sembra non trovare pace: scala con un ritmo serrato cercando continuamente spazi vuoti da riempire (un capitolo di un suo libro non a caso è : “Sindrome dell'apritore di vie”!) ma non trascura nel frattempo di compiere anche diverse salite in solitaria. Sulla grande parete Nord del monte Camicia Roberto sale inizialmente un pilastro situato nella parte alta della parete calandosi dall'alto e aprendo la via “Nirvana” ma quella che invece è una bella realizzazione da grande alpinismo è l'apertura di “Vacanze romane”. Insieme a Ezio Bartolomei sale dal basso la grande, friabile e a tratti erbosa parete in due giorni. Ancora Roberto, sempre con Ezio Bartolomei, ripete la via di Caruso sulla Farfalla, ma a differenza di altri ripetitori non scende in corda doppia bensì trova una continuità verso l'alto. Con difficoltà decisamente più facili dà finalmente un senso compiuto alla salita di Caruso. Roberto apre ancora vie su vie; diversi anni dopo (nel 2016) nella sua continua esasperata ricerca di spazi torna sulla parete del Camicia con Luca D'Andrea. Purtroppo vengono trovati ambedue ai piedi della parete dopo una fatale caduta. Sul monte Camicia la possibilità di alzare l'asticella delle difficoltà è un azzardo decisamente troppo elevato.

Sempre nella seconda metà degli anni 90 Massimo Marcheggiani apre due vie sul versante Sud del Paretone, a sinistra della via di Consiglio e Alletto del '57. Un accesso molto complicato e totalmente isolato porta ad uno scudo di roccia di 350 metri ancora mai salito: Marcheggiani con Gino Martorelli apre inizialmente “Capo Horn”, ripetuta una sola volta da Leone Di Vincenzo e Marco Sprecacenere, successivamente con Alberto Miele apre “I muscoli del Capitano” con difficoltà massime fino al 6° grado, protezioni veloci e senza intersecare nessun altro itinerario. La via al momento non risulta ripetuta.

Il giovanissimo teramano Lorenzo Angelozzi compie la prima solitaria di “Orient Express.

Due non proprio ragazzini, Luciano Mastracci e Marco Marziale, si dedicano quasi esclusivamente a ripetizioni estive ed invernali di alto livello e in pochi anni arricchiscono come pochi il proprio carnet. Tiziano Cantalamessa si dedica intanto esclusivamente alla professione di Guida Alpina, oltre a realizzare grandi scalate invernali per il proprio diletto. Lavora in tutte le stagioni e non solo nei fine settimana. Io stesso, frequentando il Gran Sasso in qualsiasi giorno della settimana, lo incontravo spessissimo, in parete o al piazzale di Prati di Tivo con clienti. Non c'è stata Guida che abbia lavorato con un ritmo equiparabile al suo; la peculiarità di Cantalamessa era non solo “portare” clienti, ma spesso “insegnare” ai clienti come fare alpinismo. Formava cordate che scalavano, con la sua supervisione, ma in autonomia. Bastava la sua presenza per dare imput positivi a chi cresceva alpinisticamente. Dopo oltre dieci anni di professione ad alti livelli, con salite anche in Himalaya, in Africa o in Cile, una drammatica casualità interrompe tutto. Durante la salita del Canale Jannetta a fine aprile del 1998, una imprevedibile slavina uccide tre componenti del corso che Tiziano stava tenendo. La magistratura così come i periti di parte non trovano colpe di nessun genere verso il suo operato ma è lo stesso Cantalamessa però a non assolversi e a “condannarsi”. Abbandona immediatamente la professione e l'alpinismo. Trova lavoro con il fratello Roberto nella ditta di consolidamento di pareti rocciose e qui, per un banale errore, Tiziano trova la morte e noi perdiamo un grande grande uomo e alpinista.    

Come non ricordare poi il bravissimo Stefano Zavka con il suo stile elegante e veloce? Stefano, prima guida alpina umbra, in silenzio meraviglia tutti noi quando compie la prima solitaria del “Nagual e la farfalla” il giorno del suo compleanno. Compie altre belle ripetizioni ma un tragico destino lo vede scomparire tragicamente mentre scende dalla vetta del K2.

Il Gran Sasso, ma principalmente il Corno Piccolo, nelle assolate domeniche estive di questi ultimi anni brulica di decine e decine di scalatori intenti a ripetere le ormai centinaia di vie. La maggiore frequentazione la si ha ovviamente sulle vie più garantite. Molte vie “plaisir” sono state aperte sulle pareti più comode da diversi scalatori. La presenza degli spit è chiaramente un incentivo per chi non si sente “avventuriero” e per questo a volte sulle vie più gettonate si creano ingorghi umani ma scalare al Gran Sasso è sempre fortemente appagante.

Nel frattempo nuove generazioni ogni tanto sfornano grandi scalatori che amano mettersi in gioco: uno in particolare (ma che tanto giovane non è) è il francese Bertrand Lemaire. Vero talento importato nella capitale, Bertrand nel 2008 apre con Roberto Rosica l'itinerario più duro dell'intero Appennino Centrale. “L'erba del diavolo” sul secondo Pilastro di Intermesoli aperta con pochissimi spit, chiodi e friends. Non è stata gradata. Lemaire e Rosica raccomandano a eventuali ripetitori di sapersi muovere con fermezza e a vista sul 7b, soprattutto nel tiro chiave dove una caduta potrebbe avere gravi conseguenze. La via è stata ripetuta da tre autentici e giovanissimi portenti che stanno silenziosamente portando avanti un alpinismo di grande qualità: anche Lorenzo Angelozzi, Daniele De Patre ed Emanuele Pontecorvo dopo la prima ripetizione, quasi esclusivamente in libera dell' ”Erba del Diavolo” non hanno voluto dare un grado di difficoltà.

Pontecorvo, in grande forma, nell'estate 2014 apre una nuova via sulla parete Est dell'anticima Orientale: insieme con Marco Cristell si insinua con grande astuzia tra “Fulmini e Saette” e la “Paola Banissoni” con un tracciato diretto, autonomo e molto difficile intersecando, forse, la Banissoni soltanto nei pressi della vetta. La via viene chiamata “Generazione P” (P sta per precari...?) ed è, tra la valanga di vie spesso scontate aperte sul Corno Piccolo o Intermesoli, una scossa alla staticità della ricerca e avventura ormai sopita. Soltanto Pontecorvo e una manciata di altri ragazzi oggi hanno queste qualità. Infatti, tra i pochissimi, ci sono guarda caso Lemaire e Cristell che aprono sul fianco destro della Farfalla un itinerario difficilissimo nello stile “Lemaire” che richiede loro due puntate di due giorni ciascuna per venire a capo di “Little wing”. Tra i pochissimi ritroviamo anche, e sempre non a caso, Lorenzo Angelozzi, Daniele De Patre e l'ormai veterano Andrea di Pascasio che rispondono alla chiamata aprendo, a quasi cento anni dalla prima salita del Paretone (1922), la loro via “Stesso identico umore” senza l'ombra di uno spit nonostante la elevata difficoltà della nuova via.

Dove? Sul Paretone della Vetta Orientale del Corno Grande, ovviamente!

 

Termino con queste pagine la parziale storia alpinistica della montagna più intrigante dell'intero Appennino Centrale.

Colgo l'occasione per invitare i cari colleghi accademici a visitare il Gran Sasso, sono certo che non ne resteranno assolutamente delusi.

Il mio prossimo e ultimo articolo sarà quello sull'alpinismo invernale, che ha una intrigante storia tutta sua.

  

Massimo Marcheggiani

59L'autore dell'articolo M. Marcheggiani - Ph F. Camilucci

Mercoledì, 14 Giugno 2023 18:57

 

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Giovedì 15 giugno – Teatro di Fiesole, ore 21 - Proiezione del filmato inedito della spedizione alpinistica del 1985 al Fitz Roy.

INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento dei posti disponibili.

pdfScarica qui la locandina

 

 

 

 

 

 

Mercoledì, 14 Giugno 2023 09:36

Cima Cornella (Gruppo Roen-Cime di Vigo) spicca a nord-ovest del centro abitato di Mezzolombardo con una imponente e solare parete che raggiunge 500 metri di altezza. Si tratta di un’interessante parete dal sapore alpinistico con accessi brevi e comodi e con roccia in prevalenza buona. Dalla cima si gode di un’ ottima veduta sulla Piana Rotaliana, a Sud si può ammirare la catena dei Lagorai, ad est il Gruppo di Brenta con le sue imponenti crode e in fine a nord-est la bella Catena delle Maddalene.                                                            Questa bella parete per anni non ha mai goduto di un particolare interesse al di fuori di qualche sporadico tentativo da parte di scalatori locali. Tracciata invece qualche rara via sulle pareti di minor sviluppo adiacenti alla parete principale.

Dal 2015 in poi Franco Sartori ha manifestato una grande e costante passione per questa intrigante parete tracciando per lo più in solitaria ben otto vie, delle quali ci fornisce la relazione.

Accesso: Dal paese di Mezzolombardo in vista della parete si prosegue per la statale 43 della Val di Non per 2 km circa per raggiungere una galleria. Parcheggiare prima dell’ingresso sulla sinistra.

CIMA CORNELLA

“Via Roccato Ornella”

4 tracciati

Apritori: Sartori Franco in solitaria primavera 2015

Difficoltà: 6b/6c/ 7a+ Sviluppo: metri 470 Materiale:12 rinvii una piccola serie di friend

Avvicinamento: dal parcheggio è visibile una vecchia strada asfaltata sbarrata da una stanga. Salire per il sentiero Sat segnalato 516B per Malga Bodrina ed in breve, raggiunta una seconda segnaletica per Malga Bodrina, seguire il sentiero di destra segnalato da bolli gialli e ometti raggiungendo in breve un sentiero più marcato che sale a zig zag. Dopo pochi minuti abbandonarlo proseguendo sulla destra seguendo gli ometti e i bolli gialli fino all’attacco (ore 1 circa)
Attacco: a sinistra di una fascia di strapiombi gialli individuare un cocuzzolo con un fix alla base e una serie di piccoli tetti a pochi metri da terra dove serpeggia la via.
Discesa
Due possibilità

1 - Dall’uscita della via salire seguendo i bolli gialli in direzione Nord ed in breve seguendo sempre i bolli gialli scendere verso est raggiungendo il sentiero Cai che, seguito verso sinistra, porta a Tor di Visione e in seguito al parcheggio (ore 1.15 circa)

2 - Con due corde da 60 metri 4 calate per arrivare alla grande cengia, dalla sosta di salita con altre 6 calate si arriva alla base. In seguito per il sentiero di salita (ore 2.30 circa)

pdfScarica qui la relazione in formato PDF

 

3 Via Roccato Ornella

  

5GIULI1Giuliano e Sandro al primo tiro di Roccato Ornella (foto F. Sartori)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7FRANC1Franco Sartori sul penultimo tiro di Roccato Ornella (foto G. Mazzel)

CIMA CORNELLA
 
“Via Bella Vista”
 
2 Schizzo Via Bellavista
 
Apritori:  Sartori Franco --  Zanetti  Antonio (Tony) 
Aperta: anno 2017
Difficoltà: 6a – 6b –  (brevi tratti  A1/A2)
Sviluppo: metri 350                  
Materiale: una corda e 12 rinvii
Avvicinamento: Come per la “Via Roccato Ornella” (ore 1 circa)
Attacco: Nei pressi della parete abbandonare i bolli gialli e puntare sotto la verticale degli strapiombi gialli per attaccare da una piccola cengia. Scritta alla base,  visibili i primi fix.
Discesa: Dall’uscita della via seguire una piccola traccia verso sinistra per 5 minuti circa poi con attenzione si trovano i bolli gialli di rientro della Via Roccato Ornella. Seguirli fino al sentiero 516B per il quale verso sinistra si rientra al parcheggio (ore 1.30 circa)
 
 

5TONYS1T. Zanetti sui tiri finali di Bella Vista (foto F. Sartori)

 

CIMA CORNELLA
“Via Attraverso il Boomerang”  
 
2 Attraverso il Boomerang
 
Apritori: Sartori Franco in solitaria inverno 2023
Difficoltà: V/VI/VII A1
Sviluppo: metri 250                            Esposizione: Sud – Ovest
Materiale: N.D.A. 2 mezze corde 15 rinvii una piccola serie di friend medio piccoli
Avvicinamento: come per “Roccato Ornella”. In vicinanza della parete abbandonare i bolli gialli seguendo in attraversata verso sinistra gli ometti che portano all’attacco, puntando ad un pianerottolo con ometto (ore 1 circa)
Attacco: sotto la verticale del grosso Boomerang evidenziato da un fix a pochi metri da terra.
Discesa: Calarsi in corda doppia con 2 corde lungo la via di salita (soste attrezzate) e rientrare per il sentiero di accesso.
 

4SANDR1S. De Paoli sul penultimo tiro della via del Boomerang (foto F. Sartori)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CIMA CORNELLA

“Via Nuovi Orizzonti”
 
2 Via Nuovi Orizzonti
 
Apritori: Sartori Franco in solitaria inverno - primavera 2022
Difficoltà: V/VI/VII/VIII A0
Sviluppo: metri 300                             Esposizione: Sud – Ovest
Materiale: N.D.A. 2 mezze corde 13 rinvii una serie di friend dal 0,75 al 3 camalot
Avvicinamento: dal parcheggio (visibile una vecchia strada sbarrata da una stanga sulla sinistra) seguire il sentiero 516B per M. Bodrina. Raggiunto in breve un bivio con un secondo cartello  per M. Bodrina ignorarlo e salire a destra seguendo gli ometti e i bolli gialli arrivando in breve su di un sentiero più marcato che sale a zig zag . Seguire poi una traccia che si stacca sulla destra seguendo i bolli gialli e gli ometti fino nei pressi della parete (30 minuti circa)
Attacco: seguire la traccia sotto la parete per giungere sotto un diedrino poco marcato. Visibili i chiodi di progressione evidenziati con cordone.
Discesa: calarsi dall’ultima sosta in prossimità del bosco con 2 corde doppie attrezzate giungendo ad una cengia (libro di via). Seguire la cengia verso destra, scendere per una paretina per qualche metro in arrampicata per attraversare in leggera salita una vecchia frana in direzione sud senza via obbligata. Dopo pochi minuti si raggiunge la traccia che porta ai vari attacchi: seguirla in discesa e passando per l’attacco della via si giunge al parcheggio (50 minuti circa)
 

4ALBER1A. Rampini sul penultimo tiro di Nuovi Orizzonti (foto F. Sartori)

 pdfScarica qui la relazione in formato PDF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CIMA CORNELLA

“Via Titanik”
2 Titanik
Apritori: Sartori Franco in solitaria Dicembre 2021
Difficoltà: VI/VII A0
Sviluppo: metri 240            Esposizione: Sud- Ovest
Materiale: N.D.A. 2 mezze corde obbligatorie per le calate 13 rinvii 1 friend misura 0,75 e 1 misura 4 camalot
Avvicinamento: come per “Nuovi Orizzonti” (30 minuti circa) 
Attacco: seguire la traccia nei pressi della parete. Facendo attenzione si nota una piccola traccia (evidenziata con degli ometti) che si stacca e sale ed in breve all’attacco. Visibile un fix con cordone
Discesa: dall’ultima sosta di salita 3 calate in corda doppia attrezzate
1= sosta 1 chiodo 1 fix + maglia rapida m 50
2= pianta con cordone + maglia rapida m 30
3= sosta 1 chiodo 1 fix + maglia rapida m 25
Senza via obbligata rientrare all’attacco e seguire poi in discesa il sentiero di accesso.
 

                                F. Klukner sul secondo tiro di Titanik (foto Arch Klukner)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 CIMA CORNELLA

 “Via Il Cielo di Mezzolombardo”
 
2 Il Cielo di Mezzolombardo
 
 
Apritori: Sartori Franco primavera 2023
Difficoltà: V/VI+A0-A1
Sviluppo:  metri 210                                        Esposizione: Sud-Ovest
Materiale: N.D.A. 15 rinvii e 4 piccoli moschettoni  una serie completa di friend fino al 3 camalot utile una staffa a testa
Avvicinamento: da Mezzolombardo in vista della parete proseguire in direzione Val di Non per 2 km circa. Raggiunta una galleria parcheggio sulla sinistra. Visibile dal parcheggio una vecchia strada asfaltata sbarrata da una stanga. Imboccare il sentiero segnato 516B per M. Bodrina salire mantenendo il sentiero per circa 45 minuti raggiungendo un punto  panoramico con panchine (chiamato Tor di Visione ). Proseguire per un sentierino sulla destra che porta in breve alla falesia Tor di Visione. Ora proseguire inizialmente in discesa per una traccia segnata con vernice rossa e raggiunto il punto dove la traccia sale in prossimità della parete seguire gli ometti verso destra in vista della linea di salita. In breve si giunge all’attacco (ore 1.10 circa)
Nota: è possibile munirsi di permesso in forma gratuita contattando anticipatamente il signor Marco Endrizzi cell  338 3974862 per raggiungere in auto Tor di Visione salendo per una forestale dal paese Masi di Vigo seguendo i cartelli segnavia del Cai per Tor di Visione. In breve all’attacco (20 minuti circa)
Attacco:  sotto la verticale dei tiri finali che seguono la colata di roccia nera a destra di uno strapiombo individuare una specie di piccolo diedro. Chiodo con cordone a pochi metri da terra.
Discesa: in leggera salita verso nord (libro di via) si raggiunge in breve il sentiero che, percorso in discesa, porta a Tor di Visione.
 

 

 

 

 

 

 

 

CIMA CORNELLA - Tor di Visione

“ Via del Nones “

3FRANC1F. Sartori impegnato sul grande tetto della Via del Nones (foto M. Bressanini)
 
 
Apritori: Sartori Franco - Marco Bressanini  Giugno 2017
Difficoltà: V/VI/A2              Sviluppo: metri 120                 Materiale:15 rinvii  2 staffe 1 corda 
Avvicinamento: fino alla falesia seguire le indicazioni di avvicinamento della via “Il Cielo di Mezzolombardo”
Attacco: attraversare tutta la Falesia fino all’ ultimo tiro e dopo pochi metri si trova alla base una clessidra con cordone  e in alto visibili i chiodi.
Discesa: uscire dalla parete e in pochi metri si giunge al sentiero Sat 516B che riporta a Tor di Visione
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gruppo Roen Cime di Vigo

MONTE PONTAL
“ Via Ricordando il Ragno delle Dolomiti ”
 
 
Apritori: Sartori Franco in solitaria primavera 2021
Difficoltà: V/A1
Sviluppo:  metri  320                    Esposizione: Nord-Ovest 
Materiale: N.D.A. 1  corda e 2 staffe a testa  almeno 15/20  rinvii.
Avvicinamento: Come per le vie precedenti salire per circa 45 minuti fino ad un bivio ben evidenziato da grossi ometti e con le scritte in vernice rossa Cima Cornella a sinistra e Monte Pontal a destra. Salire per il Monte Pontal seguendo gli ometti e i bolli rossi, e salendo per un crinale roccioso si arriva nei pressi della parete (ore 1.15 circa)
Attacco: Giunti sotto la parete portarsi in prossimità di un canale di scarico, vicino ad un cespuglio. Visibile alla base un chiodo con cordone ed in alto le varie protezioni di progressione.
Discesa: Dall’uscita della via seguendo i vari bolli rossi e gli ometti si giunge in 20 minuti circa a delle saline per i caprioli. Seguirle in discesa arrivando in breve ad un prato per il quale, sempre in discesa, si giunge ad un cartello in legno che indica un sentiero chiamato Battan Marco. Percorrerlo giungendo in breve sul sentiero 516B che da Malga Bodrina scende a Tor di Visione e al parcheggio (ore 2 circa)  
N.B: Salita in ricordo del grande amico e grande alpinista Cesare Maestri chiamato proprio per le sue grandi doti di scalatore il Ragno delle Dolomiti.                                                      Per ricordarlo questa è sicuramente una parete che si addice alle sue salite preferite amante delle solitarie e delle linee molto esposte e a goccia d’acqua. 

 

3RICOR1

 

                               Le Dolomiti di Brenta dalla Via Ricordando il Ragno delle Dolomiti (foto F. Sartori)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunedì, 29 Maggio 2023 21:14

Diventa ufficialmente socio onorario del CAI Pierluigi “Gino” Airoldi, ballabiese classe 1931, Accademico del CAI e socio storico del gruppo dei Ragni di Lecco.

All’età di 92 anni aggiunge al suo già ricco palmares anche il massimo riconoscimento del Club Alpino Italiano. Ricordiamo che Pierluigi è anche Cavaliere della Repubblica e membro del Club Haute Montagne.

Per decenni ha fatto parte della squadra del Soccorso Alpino di Lecco.

L’Assemblea dei Delegati, massimo organo del CAI, nella sua riunione del 20 maggio 2023 a Biella, ha voluto nominare “Luigino” “socio onorario” con la seguente motivazione:

“A Pier Luigi Airoldi massimo esempio di alpinista non professionista che ha portato con inesauribile curiosità esplorativa e gioiosa leggerezza gli ideali del Club Alpino Italiano sulle più remote montagne del pianeta, senza mai far venir meno la trasmissione della propria esperienza a generazioni di giovani alpinisti”.

airoldi 1Da sinistra Andrea Formagnana, presidente sezione di Biella, Mauro Penasa, presidente generale del CAAI, Luigino Airoldi, Alberto Pirovano, consigliere centrale CAI ed ex presidente del Ragni di Lecco, Domenico Chindamo, vice-presidente del Gruppo Centrale CAAI - Ph Lorenzo Camocardi

 

30 1970 Monte Hubbard non una passeggiata1970 Monte Hubbard non una passeggiata

 

 Difficile sintetizzare in poche righe i punti salienti di una vita avventurosa come quella di Airoldi.

Al di là dell’intensa attività sulle Alpi, con infinite ripetizioni e l’apertura di una cinquantina di vie nuove soprattutto negli anni ‘50/’60, la parte più interessante della vita alpinistica di Luigino sono le spedizioni extraeuropee. La prima a cui partecipa è la “Spedizione Città di Lecco” guidata da Riccardo Cassin e che porta alla prima salita della Parete Sud del Monte McKinley in Alaska nel 1961. Dopo questa, partecipa ad almeno una quarantina di spedizioni in giro per il mondo, di cui le più significative sono quella in Groenlandia nel ’66, quella in Alaska nel ’70, quella in Antartide nel ‘70/71, quella in Afganistan nel ’74 (Hindukush); altre lo hanno portato in Venezuela, Perù, Terra del Fuoco, Patagonia, Terra di Baffin, Asia e Africa.

E’ stato anche viaggiatore in deserti e terre remote, come l’Antartide, raggiunta con una barca a vela nel 1970 ed esplorata a lungo.

Il Club Alpino Accademico Italiano di complimenta con Luigino Airoldi, che va ad aggiungersi agli altri Accademici già insigniti del prestigioso riconoscimento di Socio Onorario del CAI.

A cura di A. Rampini

 

 

 

 

 

 

 5 1961 McKinley linfinito salto della cassin ridge1961 McKinley - l'infinito salto del Cassin ridge - Ph Arch Airoldi

 9 1961 McKinley da sx airoldi alippi e canali1961 McKinley da sx Airoldi, Alippi e Canali - Ph Arch Airoldi

38 1971 S.Giuseppe II in Antartide1971 S. Giuseppe II in Antartide - Ph Arch Airoldi

airoldi 5Un bel gruppo di ragni e accademici Matteo della Bordella, Luigino Airoldi e David Bacci - Ph Lorenzo Camocardi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì, 24 Maggio 2023 22:14

All'Assemblea dei Delegati del CAI tenutasi a Biella il 20/21 maggio 2023 è stato assegnato il Premio PAOLO CONSIGLIO ex-aequo alle vie:

“La Norte”, salita da Corrado Pesce e Tomas Aguilò

- “Brothers in Arms”, salita da Matteo della Bordella, Matteo De Zaiacomo e David Bacci.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA         L'ambiente grandioso di “Brothers in Arms” - Ph Archivio della Bordella

 

Entrambi gli itinerari sono stati completati dal 25 al 27 gennaio 2022, entrambi superano il dislivello di 1200m con difficoltà di 7a, A2, 90°.

E’ un caso più unico che raro trovarsi al cospetto di due nuove vie, indipendenti al 75%, aperte per caso negli stessi giorni da parte di due cordate di fuoriclasse, una tutta italiana, l’altra per metà.

Ed è sempre un caso che le due vie e i due team confluiscano in un unico grande racconto di avventura e di successo ma anche di solidarietà e di sofferenza.

B4 Korra in vetta al TorreKorra in vetta al Torre - Ph Archivio Tomas Aguilò

I Ragni di Lecco, riprendendo un loro precedente tentativo del 2019 assieme a Matteo Pasquetto, tentativo arrestatosi dopo i primi 500 metri di parete, salgono la Parete Est concatenando anche altri precedenti tentativi e dopo due bivacchi sbucano sulla Parete Nord e incontrano la cordata Aguilò-Pesce che ha percorso un nuovo difficilissimo itinerario sulla Parete Nord. Mancano ormai solo 150 metri alla vetta, anche se ancora molto impegnativi, e le due cordate uniscono gli sforzi. Sotto la guida di “Korra” raggiungono la calotta sommitale. Per la discesa scelgono due percorsi diversi: Korra e Aguilò scendono per la Nord, lungo la via appena aperta e lungo la quale hanno lasciato il materiale da bivacco, mentre i Ragni preferiscono bivaccare in vetta e scendere il giorno dopo lungo la Via del Compressore. Una volta raggiunto il ghiacciaio vengono a conoscenza dell’incidente capitato all’altra cordata, travolta da una scarica di ghiaccio. Korra è stato ferito gravemente, Aguilò invece riesce a scendere per buona parte della parete. Della Bordella si mette a disposizione dei soccorritori appena arrivati e con loro risale lungo la parete raggiungendo Aguilò. Tentano di salire ancora per raggiungere Korra ma le condizioni del tempo non lo rendono possibile. Si conclude così, con un evento tragico, questa pagina importante della storia del Torre.

A cura di A. Rampini

DCIM\100GOPRO\GOPR0613.JPGSul traverso degli Inglesi - Ph Archivio della Bordella

DCIM\100GOPRO\GOPR0620.JPGUn tratto della via nuova - Ph Archivio della Bordella

B3 Korra a dx e Tomi sulla cimaKorra a dx e Tomi sulla cima - Ph Archivio Tomas Aguilò

 

“Al di là del valore intrinseco delle salite, si vuole premiare il tipo di approccio originale e leggero, nel quale la determinazione e il coraggio di mettersi in gioco rappresentano i cardini sui quali si basa il successo”, questo in estrema sintesi il significato della motivazione che ha portato ad assegnate il Riconoscimento Paolo Consiglio 2023 ex-aequo alle due cordate Corrado Pesce/Tomas Aguilò e Matteo della Bordella/Matteo De Zaiacomo/David Bacci.

Leggi qui la motivazione completa

La cerimonia della consegna si è svolta nel corso dell’Assemblea dei delegati del CAI tenutasi a Biella il 20/21 maggio 2023. Presenti i protagonisti e Ruggero Pesce, padre di Corrado, che ritira il riconoscimento assegnato postumo al figlio e ne traccia un ricordo denso di commozione.

Il Riconoscimento PAOLO CONSIGLIO

Il “Premio Paolo Consiglio” è un importante riconoscimento che il Club Alpino Accademico, di concerto con il CAI, dal 1995 assegna annualmente a spedizioni leggere, autonome da iniziative commerciali e formate preferibilmente da giovani alpinisti che abbiano realizzato o progettino attività extraeuropea di rilievo, in stile alpino, con buone caratteristiche di stampo esplorativo e nel rispetto dell'ambiente.

Il Premio vuole ricordare l’Accademico Paolo Consiglio, perito nel 1973 lungo il percorso di avvicinamento al campo base dell'Everest.

Chi era Paolo Consiglio

 

 

 Resoconti su Lo Scarpone, Planet Mountain, Montagna TV

 

0 Consiglio 3 2023Bacci, Penasa, Ruggero Pesce (padre di Corrado Pesce, scomparso durante la discesa da La Norte, la nuova via appena aperta con Tomas Aguilò), Riccardo Pesce (fratello di Corrado), Della Bordella, sullo sfondo Corrado Pesce - Ph Lorenzo Camocardi

 

Mercoledì, 17 Maggio 2023 17:09

Splendide vie storiche risvegliate dall’oblio e vie nuove di sicura soddisfazione: sei anni di meeting di arrampicata nelle Valli di Lanzo non potevano non portare una ventata di novità e rinnovamento nel panorama delle possibilità offerte da questo angolo primordiale del Piemonte.

Luca e Matteo Enrico, animatori della manifestazione, oltre che da anni appassionati frequentatori delle Valli, si sono fatti promotori di un progetto di sistemazione di vie storiche, da tempo poco o nulla frequentate a causa della vetustà del materiale presente. Sistemazione non significa banalizzazione: gli interventi sono sempre misurati e ridotti al minimo necessario per permettere una frequentazione ragionevolmente sicura. Assieme a Luca e Matteo alcuni appassionati con il supporto del Gruppi Valli di Lanzo in Verticale e del Club Alpino Accademico Italiano.

Riportiamo di seguito il loro report: un bel panorama di vie sistemate da mettere in programma per i prossimi mesi.

A cura di A.R. 

37 Trono Osiride foto E.SibilleTrono Osiride - foto E. Sibille

 

IL RIPRISTINO E L’APERTURA DI VIE IN VAL DI LANZO NEL CORSO DEL 2022

Di Luca e Matteo Enrico - CAAI Gruppo Occidentale

Il sesto raduno “Val Grande in Verticale” (3-4 settembre 2022) ha visto il diretto coinvolgimento del C.A.A.I. divenuto capofila del “Gruppo Valli di Lanzo in Verticale”, organizzatore dell’evento. Un particolare grazie va quindi al nostro presidente Fulvio Scotto, al presidente generale Mauro Penasa e al past president Alberto Rampini che hanno creduto in questo progetto che negli anni ha consentito di ridare vita alle vie nel Vallone di Sea e nelle Valli di Lanzo.

Ci siamo ormai lasciati la manifestazione alle spalle da diversi mesi ma ciò che rimane sono gli itinerari e le falesie che anche nel corso del 2022 sono state rivalorizzate sul territorio delle Valli di Lanzo. Se il raduno si svolge tradizionalmente in Val Grande, la più settentrionale delle tre valli che si diramano da Lanzo, l’intento del Gruppo è, fin dalla fondazione, quello di incentivare la scoperta e riscoperta dell’arrampicata e dell’alpinismo in tutte e tre le vallate, coinvolgendo non solo chi direttamente si interessa alla buona riuscita del raduno ma anche tutti gli storici arrampicatori ed apritori che, con un progetto serio e ben definito, vogliano partecipare alle richiodature.

Il 2022, complice il clima secco e caldo dei mesi invernali, è stato un anno molto proficuo per quanto riguarda i lavori sulle pareti e nelle falesie. Fin dal giorno di Capodanno è stato possibile arrampicare e l’attività di chiodatura è proseguita fino al tardo autunno, a ridosso delle prime precipitazioni invernali.

Di seguito vengono elencati i lavori effettuati:  

PIRAMIDE DEL MONTE PLU

Il comprensorio del Monte Plù, sito in Val d’Ala, almeno nell’epoca “moderna” è stato noto soprattutto per l’elegante ed affusolato pilastro denominato “Sperone Grigio” e, in parte, per la “Cresta della Scuola”. Della “Cresta Botto” pochi sapevano, ed ancor meno della cosiddetta “Piramide”. Questa venne salita nel 1935 dalla cordata accademica Boccalatte, Castelli, Ronco e poi ripercorsa, con altri tre itinerari degli anni ‘50, da un altro grande accademico torinese: Pino Dionisi. Per far riscoprire questa bellissima struttura di ottimo serpentino grigio si è pensato di piazzare le soste, raddrizzare dove possibile i tiri utilizzando qualche spit-fix e, soprattutto, realizzare il prolungamento fino in cresta, oltre la cuspide della Piramide vera e propria. Le visite non si sono fatte attendere e i commenti al lavoro sono stati tutti molto positivi, vista la bellezza del luogo e della scalata.

in apertura oltre la Piramide foto L.DroettoIn apertura oltre la Piramide - foto L. Droetto

 

Le vie riprese:

via Boccalatte, Castelli, Ronco (26/05/1935)

pdfMONTE_PLÙ__LA_PIRAMIDE__VIA_BOCCALATTE.pdf

https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/monte-plu-la-piramide/

via Dionisi di sinistra (G. Dionisi, M. Dionisi, 1955)

pdfMONTE_PLÙ__LA_PIRAMIDE__VIA_DIONISI-DIRETTA_DI_SINISTRA.pdf

https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/monte-plu-la-piramide-quota-cresta-1990m-via-dionisi-diretta-di-sinistra/

Richiodatori:

Luca e Matteo Enrico con diversi amici, tra gennaio e maggio 2022.

Interventi realizzati e note:

Piazzate le soste, spit-fix in via dove necessario e per raddrizzare alcuni tiri rendendoli più omogenei. Linea di calata in corda doppia dalla cresta sommitale fino alla base della Piramide. In progetto la rivisitazione delle altre vie presenti su questa solare struttura, che prima della richiodatura era completamente dimenticata.

La PiramideLa Piramide

 

bel serpentino sulla PiramideBel serpentino sulla Piramide

 

Boccalatte 1935Boccalatte 1935

il torrione superiore della Dionisi di sx alla PiramideIl torrione superiore della Dionisi di sx alla Piramide

muri compatti sulla nuova Dionisi di sx PiramideMuri compatti sulla nuova Dionisi di sx alla Piramide

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

scalando nel sole alla PiramideScalando nel sole alla Piramide

TORRE INFERIORE D’ARNAS

Al cospetto dell’imponente parete della Lera, il Vallone di Arnas racchiude alcune interessanti strutture rocciose su cui, alla fine degli anni ’90, si cimentò in diverse aperture l’alpinista di Mathi Andrea Bosticco. Cadute poi nell’oblio per il progressivo deteriorarsi dell’attrezzatura, sono tornate recentemente in auge grazie agli interventi realizzati dal Gruppo Valli di Lanzo in Verticale per mano dello stesso Bosticco. Temporaneamente interrotti i lavori sulla Losa d’Alais, si è dedicato nel 2022 in particolare alla Torre Inferiore d’Arnas.    

La via ripresa:

via Sole che nasce sole che muore (A. Bosticco, F. Molino; 13/06/1998)

pdfTORRE_INFERIORE_DARNAS_Via_Sole_che_nasce_Sole_che_muore.pdf

pdfTORRE_INFERIORE_DARNAS_Via_Sole_che_nasce_Sole_che_muore_2.pdf

https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/torre-inferiore-darnas-1700m/

Richiodatori:

Andrea Bosticco, luglio 2022.

Interventi realizzati e note:

Richiodata completamente, rivedendo anche la posizione dei punti di assicurazione ed incrementandoli. L’itinerario rappresenta una bella alternativa alla Losa d’Alais, già parzialmente richiodata sempre grazie al Gruppo VLV. Sulla parete sono possibili altre vie.

SPECCHIO DI ISIDE/PARETE DEI TITANI (VALLONE DI SEA)

Il Vallone di Sea (Val Grande di Lanzo) è ricco di molti itinerari di arrampicata, eppure tra le pieghe delle sue pareti è ancora possibile individuare linee nuove molto belle, che sapranno regalare scalate su gneiss di ottima qualità. In quest’ottica Luca e Matteo Enrico, aiutati nell’ultima fase da Simone Olivetti, riescono ad individuare ed aprire completamente dal basso una nuova via di 350m.

 il diedro centrale di Allucinazioni Uditive 2Il diedro centrale di Allucinazioni Uditive

La nuova via:

via Allucinazioni Uditive (L. Enrico, M. Enrico, aiutati nell’ultima fase da S. Olivetti, in quattro giorni tra luglio ed agosto 2022) 

pdfVia_Allucinazioni_uditive.pdf

https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/vallone-di-sea-specchio-di-iside-cuspide-dei-titani-via-allucinazioni-uditive/

Note:

La via ha come direttrice il grande diedro strapiombante a sinistra delle placche di “Vento dell’Ovest”. Parte sullo Specchio per finire sulla soprastante parete triangolare dei Titani, in quel punto ancora inviolata. Itinerario atletico e di grande suggestione.

la fessura ad incastro di Allucinazioni UditiveLa fessura ad incastro di Allucinazioni Uditive

Matteo Enrico in apertura su Allucinazioni UditiveMatteo Enrico in apertura su Allucinazioni Uditive

PARETE DEI TITANI (VALLONE DI SEA)

La Parete dei Titani rappresenta la struttura più alta del Vallone di Sea (Val Grande di Lanzo). Convivono itinerari classici e moderni. Due di questi, la Via dell’Addio e Titanic ne sono l’emblema. La prima venne aperta nel 1983 da Manera, Meneghin, Ribetti e Ribotto in ricordo di Gian Piero Motti, a pochi giorni dalla sua prematura scomparsa. Tra il 2004 e il 2011 fu oggetto di un restyling parziale che tuttavia si arrestò alla fine del primo salto, all’altezza dell’uscita dello “Spigolo dell’Incomunicabilità”. La seconda è da sempre una delle vie maggiormente ripetute del Vallone, grazie alla bellezza dei passaggi e all’attrezzatura a spit.

Luca Brunati sulla via dellAddioLuca Brunati sulla via dell'Addio

 

Le vie riprese:

via dell’addio (U. Manera, I. Meneghin, F. Ribetti, G. Ribotto ; 26/06/1983)

pdfParete_dei_Titani_-_Via_delladdio.pdf

https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/vallone-di-sea-parete-dei-titani-via-delladdio-vs-2022/

Si veda anche  https://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/restaurata-la-via-dell-addio-sulla-parete-dei-titani-vallone-di-sea.html

via Titanic (E. Bonfanti, P. Stroppiana; luglio 1998)         

Richiodatori:

Via dell’Addio: Luca e Matteo Enrico con Luca Brunati, Vanessa Cimolin, Simone Olivetti, in tre giorni dell’agosto 2022.

Via Titanic: Andrea Berardo e Simone Olivetti, agosto 2022

Interventi realizzati e note:

Via dell’Addio: piazzate le soste e realizzate alcune varianti per conferire maggiore omogeneità e continuità all’itinerario. Dove necessario piazzato qualche spit-fix sui tiri. La via presenta uno sviluppo di 350m e grazie alla grande bellezza ed omogeneità delle difficoltà è diventata fin da subito una classica molto apprezzata dai ripetitori. Una delle più belle e lunghe vie di Sea.

Via Titanic: rifatte le soste per facilitare il recupero delle doppie

pdfVia_Titanic.pdf

 

 

Luca Enrico apre la variante sulla via dellAddioLuca Enrico apre la variante sulla via dell'Addio

Matteo Enrico sulla via dellAddioMatteo Enrico sulla via dell'Addio

 

Matteo Enrico su un nuovo tiro della via dellAddioNuovo tiro della via dell'Addio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARETE DELLE GEMME (VALLONE DI SEA)

La Parete delle Gemme, sul lato idrografico sinistro del Vallone di Sea (Val Grande di Lanzo), è situata sopra la Parete della Bestia Nera da cui è divisa da una cengia erbosa inclinata. Luogo ameno e solare con diversi itinerari, alcuni dei quali possono essere oggetto di prolungamento verso l’alto. Vi si può scalare anche in autunno.

La via ripresa:

Via Di tutti i colori (G.C. Grassi, S. Stohr; novembre 1988)

Richiodatori:

Luca e Matteo Enrico - agosto 2022

Interventi realizzati e note:

Piazzate le soste e sostituiti tutti i vecchi spit-roc di passaggio. Viene iniziato anche il prolungamento della via sulla soprastante porzione di parete inviolata. Finito questo prolungamento in progetto c’è il ripristino degli altri itinerari.

DROIDE (VALLONE DI SEA)

Il Droide, situato sul lato idrografico sinistro del Vallone di Sea (Val Grande di Lanzo), presenta vie brevi ma molto interessanti, tra loro abbinabili o da concatenare con qualche via sulla vicina Torre di Gandalf.

35 su Tempi BambiniSu Tempi Bambini

 

 

La via ripresa:

Via Tempi bambini (F. Girodo, G.C. Grassi, N. Margaira ; 20/07/1986)

pdfDROIDE_-_Via_Tempi_Bambini.pdf

https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/vallone-di-sea-droide-arto-destro/

Richiodatori:

Luca Brunati, Luca Enrico, Matteo Enrico; 23 agosto 2022

Interventi realizzati e note:

Rifatte le soste e aggiunto un nuovo tiro in uscita. La via presenta tiri molto particolari in puro stile granitico.

 

 

 

 

 

 

 

 

PARETE DELL’ELEFANTE

La Parete dell’Elefante, così chiamata per la sua forma che ricorda per l’appunto la testa di un elefante, si trova sopra l’abitato di Chialamberto (Val Grande di Lanzo). E’ una struttura imponente di gneiss granitoide a grana grossa e su di essa sono state tracciate sia vie lunghe che monotiri. In posizione elevata gode di un buon soleggiamento anche nei mesi più freddi. L’attrezzatura ormai datata richiede una sostituzione per rendere di nuovo frequentata questa bella struttura. Si è iniziato con la via Cocco, di difficoltà medio bassa ma mai banale e su roccia stupenda. La prima esplorazione della parete si deve ad Alberto Rampini.

in azione su CoccoAl lavoro su Cocco

 

 

La via ripresa:

Via Cocco (L. Berta, M. Costa, G. Giacomelli ; 1996)

Richiodatori:

Luca e Matteo Enrico con Andrea Berardo, Simone Olivetti, Emilio Sibille; 16/10 e 18/11/2022

Interventi realizzati e note:

Rifatte le soste e sostituiti tutti gli spit di passaggio ormai arrugginiti. In progetto il ripristino degli altri itinerari, sia vie lunghe che monotiri.

Vedi qui la relazione originale: https://www.gulliver.it/itinerari/elefante-parete-dell-cocco/

27 primo tiro di CoccoSul primo tiro di Cocco

ROCCA DI LITIES

La Rocca di Lities è una delle strutture più note e frequentate della Val Grande di Lanzo. Grazie alla favorevole esposizione è frequentabile in pieno inverno e regala delle bellissime scalate su serpentino su vie lunghe anche dieci tiri. Alberto Ala e Gianni Ribotto, prolifico chiodatore di questo settore, iniziano il ripristino di una vecchia via abbandonata sulla Parete Sud situata tra “America America” ed “Alba Chiara”. Il Gruppo Valli di Lanzo in Verticale ha appoggiato il progetto fornendo il materiale. Lavori in corso.

A questo link la relazione di una delle tante vie delle parete:

https://www.gulliver.it/itinerari/lities-rocca-di-il-mago-di-oz/

 

BIOLLE’

La Parete del Biollè è tra le strutture più storiche della Val Grande di Lanzo. Negli anni ’60 Gian Piero Motti salì due itinerari, divenuti poi storici e molto conosciuti: la Via del Camino e la Via della Fessura. La parete è però solcata da molti altri itinerari. Marco Blatto, già autore di alcuni di essi, riceve il materiale da parte del Gruppo Valli di Lanzo in Verticale per iniziare il ripristino delle vie della struttura. Lavori in corso.

https://www.vallidilanzoinverticale.it/itinerari/arrampicata/torrioni-del-biolle-1485m/

https://www.vallidilanzoinverticale.it/articoli-e-racconti/i-torrioni-del-biolle-2019/

FALESIE VAL GRANDE

La Val Grande di Lanzo, oltre alle vie lunghe, possiede molte strutture rocciose più basse. Su queste si trovano delle belle “falesie” in alcuni casi cadute nell’oblio. Nel progetto di ripristino delle falesie di Cantoira si è provveduto a lavorare in particolare sulla falesia detta “Cimitero delle Felci” riportandola in vita.

Falesia Cimitero delle Felci (Roc Carà)

https://www.vallidilanzoinverticale.it/itinerari/arrampicata/falesia-cimitero-delle-felci-roc-cara-cantoira/

Fabio Cappellini sul muro centrale del Cimitero delle FelciFabio Cappellini sul muro centrale del Cimitero delle FelciLuca e Matteo Enrico, aiutati in particolare da Stefano Merlatti, riprendono completamente questa interessante struttura con tiri atletici di difficoltà medio-alta. Vengono ripristinati i tiri già presenti con chiodatura ormai obsoleta e pericolosa, rivedendola con i nuovi standard di sicurezza circa la lunghezza delle protezioni. Vengono aperti anche diversi itinerari nuovi e di nuovi ancora ne nasceranno.

Marco Blatto sulla stessa parete richioda le vie lunghe presenti ed ormai abbandonate à

https://www.vallidilanzoinverticale.it/news/roc-cara-cimitero-delle-felci-900m-vie-lunghe/

Si segnala che sempre nel comune di Cantoira Alberto Ala ha iniziato i lavori di ripristino della falesia detta “Parete di Villa”, tiri lunghi su gradi facili e medi. Lavori in corso

Nel corso dell’agosto 2022 vengono eseguiti anche lavori di manutenzione nella falesia “Parete delle Gare Campo Pietra”, una delle falesie più belle e frequentate della Val Grande.

https://www.gulliver.it/itinerari/parete-delle-gare/

Ezio Rinaudo prova gli strapiombi del Cimitero delle FelciEzio Rinaudo prova gli strapiombi del Cimitero delle Felci

Venerdì, 05 Maggio 2023 08:57

Serata di grande alpinismo al Trentofilmfestival il 30 aprile in prima assoluta e il 3 maggio in replica con la proiezione del film L’ULTIMA VIA DI RICCARDO BEE diretto da Emanuele Confortin.

L'opera è risutata vincitrice del Premio del pubblico per "miglior film di alpinismo".

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 Premio del pubblico

Parlare di film di alpinismo è però riduttivo. L’alpinismo, la montagna, le scalate sulle immense e impervie pareti dell’Agner, del Burel o dello Spiz di Lagunaz sono una presenza costante, dall’inizio alla fine del film. Ma l’osservatore attento le percepisce senza fatica nel significato che l’Autore ha loro attribuito. Uno scenario importante ma finalizzato a dare risalto ad una vicenda umana affascinante nella sua profondità e nell’interazione con il mondo circostante, dalla famiglia agli amici.

Riccardo Bee, alpinista Accademico, era sognatore, sempre pronto a spendersi senza compromessi per i progetti da realizzare. Se ne è andato proprio nel tentativo di realizzare l’irrealizzabile, l'apertura di una nuova via in solitaria invernale sulla grande parete dei suoi sogni.

Il Regista Emanuele Confortin, giornalista, documentarista e alpinista, corona con questo bel successo un lavoro impegnativo, durato oltre due anni e ancorato su solide base di ricerca e condivisione, le uniche in grado di offrire un’immagine autentica della personalità di Bee, al riparo da qualsiasi deviazione celebrativa o retorica. Lo stesso, oltre che la Regia, ha curato il soggetto, la sceneggiatura e le riprese del film.

Un film quindi da non perdere, impreziosito da riprese sul campo di non comune spettacolarità.

 

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INTERVISTA A EMANUELE CONFORTIN

a cura di Alberto Rampini

Abbiamo posto alcune domande al Regista:

1 - Come è nata l’idea di questo film? Ho letto che sei rimasto estasiato dal versante Nord dell’Agner. Ma perché alla fine hai deciso di raccontare la storia proprio di Riccardo Bee?

Vero, l’Agner è il punto di partenza. Ne ho sentito parlare per la prima volta nel 2001 e da allora la miapassione per la Valle di San Lucano e per le sue pareti è cresciuta, alimentata anche da una sana curiosità che mi ha portato a studiarne la storia alpinistica. È dai libri quindi che ho iniziato a conoscere quelle pareti, prima ancora di scalarle, apprezzando nomi quali Cozzolino, Castiglioni, Detassis, Jori, Massarotto, Ferrari, Aste e tanti altri. Tra questi personaggi c’era anche Riccardo Bee, ma all’epoca più cercavo informazioni su di lui, più percepivo un’aura di mistero.

 

Foto Bee Cartella Stampa272 – Ricerca e analisi documentale sono state lunghe e approfondite. Come potresti sintetizzare la figura di Riccardo? E in due pennellate l’ambiente alpinistico nel quale si trovò ad operare?

Per sintetizzare la figura di Riccardo credo sia giusto ricorrere in primis ad alcune citazioni tratte dal documentario. Secondo Ettore De Biasio “è stato un visionario più di quanto si possa credere”, la figlia Federica Bee spiega che “ovunque andava lasciava una scintilla”, infine la moglie Carla De Bernard ricorda che “nessuno sarebbe riuscito a fargli cambiare idea”. Nel corso di questo lungo lavoro è emersa una personalità forte, carismatica, gioviale e aperta agli altri, affascinata dalle grandi pareti, dai luoghi selvaggi, dedita alla conoscenza di sé attraverso un’esposizione crescente negli ambienti più severi. Non è un caso se Riccardo ha scelto di cimentarsi con i colossi bellunesi. Parlo in particolare del Burel e delle altre pareti della Schiara, poi ancora i camini del Piz Serauta in Marmolada, le Pale di San Lucano e non da ultimo l’Agner, il vero gigante delle Dolomiti che con la sua parete Nord di 1500 metri è anche una delle pareti rocciose più grandi delle Alpi. Sono luoghi remoti, che impongono avvicinamenti molto lunghi e spesso un bivacco in parete. Appena ci si alza dal fondovalle verso i Boral (in San Lucano) o i Van (sull’Agner) il turismo scompare e si entra in un ambiente selvaggio, quasi ovattato, lo stesso che a volte si va a cercare in Himalaya o in Sudamerica… ma che Bee e altri “visionari” come lui hanno trovato a due passi da casa. 

 

Riccardo Bee Mood6

 

3 – L’immagine di Riccardo che esce dal film è in linea con quanto finora proposto dalla storiografia ufficiale o si presenta diversa? E se sì, in che cosa differisce?

Se escludiamo l’elenco delle sue realizzazioni alpinistiche, credo non esista altra storiografia ufficiale. Bee è stato trattato in un libro, da qualche articolo di giornale e da un precedente video-racconto ma non è certo una figura analizzata nel profondo come lo sono stati altri alpinisti del passato. È anche per questo che il progetto mi ha affascinato, c’era ancora qualcosa da scoprire e così è stato, in particolare dedicando tempo e ascolto alle figlie Federica e Valentina e alla moglie Carla. Grazie a loro sono riuscito a scorgere l’uomo e a smarcare almeno in parte l’alpinista, evitando di inciampare nel gioco dei “gradi” o di limitarmi a delineare un ritratto (l’ennesimo) di eroe senza macchia che spesso viene attribuito a un grande scalatore caduto in parete.

 

4 – Nella realizzazione del film quali sono stati i passaggi più impegnativi?

Andando in ordine cronologico, l’assenza di uno screen-play iniziale. Scelta dettata dalla volontà di non ancorarmi ai documenti citati poco fa, ma di “fingere” di non sapere. Ho avviato il lavoro come fosse una prima ricerca, partendo da zero - seppur conoscendo bene le salite e il lascito alpinistico di Riccardo - puntando fin dal principio sulle testimonianze di moglie, figlie e fratelli. L’altro passaggio impegnativo è stato convincere la moglie, Carla De Bernard, a raccontare Riccardo e a raccontarsi. Per quanto mi riguarda la sua testimonianza è il cuore pulsante del documentario, una testimonianza umana e preziosa che trasmette il polso di Riccardo, l’uomo, e ci aiuta a cogliere la caratura dell’alpinista. Per fortuna, dopo esserci conosciuti Carla mi ha dato fiducia e il mio progetto ha iniziato ad acquisire l’umanità che cercavo. L’ultimo passaggio è stata la ripetizione del Pilastro Bee sull’Agner, assieme a Luca Vallata e Samuel Zeni. A causa del meteo e dei rispettivi impegni l’estate era ormai trascorsa … Siamo finalmente riusciti a  ripetere la via il 12 e 13 settembre 2022, cogliendo l’ultima finestra utile seguita da una perturbazione che ha poi reso la parete impraticabile, almeno per le riprese. 

 

5 - Il risultato finale ti soddisfa come regista e produttore? E come alpinista ritieni di avere assolto ad una sorta di “obbligo” morale nei confronti della storia o semplicemente di aver approfondito un personaggio che ti affascinava?

Mesi fa, durante il pre-montaggio avevo scritto un messaggio a Luca Vallata “il lavoro su Riccardo profuma di bono”. Questa sensazione era emersa passando in rassegna più di 20 ore di girato. Avevo visto e sentito qualcosa di valido, restava “solo” montare le varie parti e dare un senso al tutto. Quattro mesi dopo la trama narrativa era delineata e mi sembrava valida, anche se ho lasciato l’ultima parola alla famiglia che prima della première a Trento non aveva ancora visto nulla. Il 30 aprile (giorno della prima) tutto è andato nel migliore dei modi e ora mi posso ritenere felice! In quanto agli “obblighi” nulla di tutto ciò. Non sono uno storico e non mi sono mai posto in tal senso, ho semplicemente raccontato a modo mio un essere umano e un grande interprete di un alpinismo che ci sta scivolando tra le dita e che rischiamo di dimenticare. Penso a questo lavoro come a una testimonianza, un messaggio che vorrei chiudere in una bottiglia da lasciare alla deriva del tempo

 

6 – Per finire, che cosa ti ha dato questa esperienza?

Un senso di rispetto profondo e sincero per l’Alpinismo, la certezza dell’esistenza di una cordata sottile che ci lega a chi a casa attende il nostro rientro… non da ultimo un crescente amore per la Valle dei Sogni. In chiusura ci tengo a ringraziare il CAAI per aver creduto in questo progetto e per averlo sostenuto. Grazie di cuore!

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Riccardo Bee Mood12 Riccardo Bee Mood15

 

 

 

 

Chi era Riccardo Bee?

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Riccardo Bee (Lamon 1947 – Monte Agner 1982) è stato uno dei più forti rocciatori dell’epoca in cui è vissuto, ma parte della sua eredità alpinistica rimane avvolta nel mistero. Attivo soprattutto nelle amate Dolomiti, ha realizzato ripetizioni e vie nuove di elevatissimo impegno. Si è unito in cordata con diversi compagni, a partire da Franco Miotto, ma è in solitaria che Bee ha trovato la sua dimensione, compiendo imprese capaci di ispirare generazioni di alpinisti e ancora oggi temute e rispettate.

Il 26 dicembre 1982 Riccardo tentò di realizzare, in solitaria ed in inverno, una nuova via sull'Agnèr a destra della via dei Sudtirolesi, ma precipitò in circostanze non chiarite e il suo corpo fu ritrovato alla base della parete.

Riccardo Bee è considerato uno degli alpinisti più forti della sua epoca, eppure dei suoi itinerari e delle sue imprese si conosce molto poco. Egli infatti non divulgò mai le sue imprese al grande pubblico e solo una ristretta cerchia di amici ed i parenti erano a conoscenza del suo operato

 

 

 

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Emanuele Confortin

Giornalista e documentarista, tratta di aree di crisi, migrazioni e minoranze ai margini della società moderna, in Europa, Medio Oriente e Asia. Tra i suoi progetti i documentari KINNAUR HIMALAYA (Trento Film Festival 2020) e CORONAVENICE. Alpinista, è cofondatore e direttore della rivista Alpinismi.com.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lunedì, 01 Maggio 2023 20:52

Raduno di giovani scalatori organizzato dal CAAI Gruppo Centrale

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In Val di Mello tra il 7 e il 13 maggio si svolgerà la prima delle settimane formative previste dal Progetto EAGLE TEAM, partito ad aprile e destinato a formare un gruppo di alpinisti di eccellenza, giovani e motivati, in grado di far evolvere l’alpinismo esplorativo e di avventura nel nostro Paese e mettere a fattor comune questa loro straordinaria esperienza per far crescere l’alpinismo con la A maiuscola tra i giovani.

Sugli oltre 200 iscritti tra i 18 e i 28 anni, sono stati selezionati 11 ragazzi e 4 ragazze, quelli risultati migliori nel complesso delle prove sostenute ad inizio aprile in Val d’Ossola (arrampicata, cramponnage, corsa ecc).

Questi 15 ragazzi effettueranno un percorso formativo di 6 settimane distribuite tra il 2023 e il 2024 sotto la guida dei più forti specialisti del momento per poi partecipare ad una spedizione finale in Patagonia nel 2025. Il Progetto EAGLE TEAM, patrocinato e finanziato dal Club Alpino Italiano e dal Club Alpino Accademico Italiano, è guidato operativamente da MATTEO DELLA BORDELLA, membro dei Ragni di Lecco e socio dell’Accademico.

  

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Le due settimane formative in calendario per il 2023 sono:

7-13 maggio VAL DI MELLO

27 agosto – 2 settembre DOLOMITI

In entrambe queste occasioni, nel fine settimana conclusivo degli eventi, a fianco dell’EAGLE TEAM il Club Alpino Accademico organizza un meeting di arrampicata (denominato EAGLE MEET) aperto ai più promettenti giovani alpinisti delle zone di riferimento, provenienti dalle Scuole del CAI e da altre realtà. Si stabilirà così un momento di contatto e scambio di esperienze tra i giovani di punta selezionati per l’EAGLE TEAM e i giovani partecipanti all’EAGLE MEET.

In Val di Mello il 12-13-14 maggio saranno 32 i giovani che, sotto la guida dei tutor messi a disposizione dal CAAI Gruppo Centrale, parteciperanno all’EAGLE MEET. Una bella occasione per scalare assieme e ricercare spunti di confronto e di crescita.

a cura di Alberto Rampini

Giovedì, 27 Aprile 2023 17:54

Giovedì 4 maggio alle 21,15, presso la sala Quadrivium di Piazza Santa Marta, 

il CAAI Club Alpino Accademico Italiano e il CAI Sezione Ligure - Genova

propongono l'incontro con uno dei più forti alpinisti italiani contemporanei.

Matteo della Bordella racconterà le sue avventure dalla Groenlandia alla Patagonia,

inseguendo la via meno battuta...

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Matteo Della Bordella, Accademico del CAI e membro del celebre gruppo dei Ragni di Lecco, è unanimemente considerato uno dei più forti alpinisti italiani contemporanei.

È infatti uno dei massimi esperti mondiali delle selvagge montagne della Patagonia, dove ha realizzato salite che hanno fatto storia, come la prima ascensione assoluta della parete ovest della Torre Egger e la prima salita in stile alpino della parete est del Cerro Torre.

La sua passione per la scalata lo ha però portato a viaggiare in tutti i continenti: dalla Terra di Baffin al Karakorum, dalla Groenlandia all'Himalaya indiano, dalla mitica valle californiana di Yosemite, al massiccio svizzero del Wenden, sempre alla ricerca delle "big wall", le più grandi pareti di roccia del mondo, che ha affrontato spingendo l'arrampicata libera ai massimi livelli di difficoltà.

 

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"L'alpinismo che mi piace - dice Matteo - è quello essenziale, concreto, leggero, che mette l’alpinista in un confronto ad armi pari con la montagna".

È una scelta di stile la sua, ma anche di etica e di rispetto della natura.

Spiega infatti: "Ho scelto di realizzare le mie ascensioni sulle pareti più remote cercando di limitare al massimo l'utilizzo dei chiodi a pressione, anche per consentire a chi verrà dopo di me di vivere la stessa scoperta e avventura totale che io ho potuto sperimentare. Inoltre, visto che molte di queste pareti si trovano in ambienti meravigliosi ma molto fragili, spesso ho scelto di avvicinarmi ad esse nel modo più leggero e meno impattante, rinunciando all'uso dei mezzi motorizzati. Sono nate così esperienze fantastiche come quelle della Groenlandia e della Terra di Baffin, dove l'avventura non si è svolta solo in parete, ma è cominciata ben prima, con le traversate in kayak attraverso i fiordi e l'Oceano artico".

 Regione Liguria Assessorato al Tempo Libero

 

 

 

 

 

 

 

 

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Matteo Della Bordella si presenta

Ho 38 anni e sono nato e cresciuto a Varese. La mia passione per l’alpinismo e la montagna è nata a 12 anni, quando ho iniziato a muovere i primi passi in verticale in compagnia di mio papà, sulle pareti vicino a casa e sulle vie classiche di difficoltà moderata nelle Alpi. Nel 2008 mi sono laureato in Ingegneria Gestionale all’università LIUC di Castellanza, tuttavia pochi anni dopo, ho deciso di provare a dedicarmi completamente alla mia più grande passione, cioè l’alpinismo.
Nel 2006 sono entrato a far parte del gruppo dei Ragni di Lecco e ho avuto l’occasione di crescere come alpinista e come persona, ed iniziare a girare il mondo alla ricerca di nuove sfide su pareti vergini da scalare.
Pochi anni più tardi sono entrato a far parte anche del Club Alpino Accademico Italiano.
Ho avuto la possibilità di scalare in territori remoti e su pareti fantastiche, come quelle della Patagonia - terra a cui sono particolarmente legato - della Groenlandia, del Pakistan, dell’India o dell’Isola di Baffin.
Mi piace praticare un tipo di alpinismo che definisco “by fair means”, dove limitando al massimo l’utilizzo della tecnologia e degli aiuti esterni, lo scalatore è chiamato ad una sfida ad armi pari con la montagna.
Per questo motivo nella mia carriera di alpinista ci sono stati parecchi successi, ma anche tanti fallimenti i quali mi hanno messo di fronte ai miei limiti di uomo nei confronti della natura, e spesso queste rinunce mi hanno insegnato ancora di più rispetto alle volte in cui sono arrivato in cima.
Amo le grandi pareti verticali di roccia, quelle dove la sfida è riuscire a salire, possibilmente in arrampicata libera, con poco materiale e su difficoltà elevate, che mi mettono a dura prova. Tuttavia, oltre all’aspetto più tecnico della verticale, posso definirmi un amante dell’avventura a 360 gradi e per questo motivo, mi piace cercare nelle mie spedizioni di unire diverse discipline e diversi tipi di sfide; oltre alla parte alpinistica, in molti dei miei viaggi, una grande sfida è stata già quella di raggiungere la parete e ritornare indietro.

 vetta cerro torreSulla vetta del Cerro Torre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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