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PALE DI SAN LUCANO - TORRE ARMENA via Tissi/Andrich/Zanetti. Una salita tra i mughi ma d'eccezione.

Lunedì, 03 Maggio 2021 22:07

 

Luca Enrico, del CAAI Gruppo Occidentale, ci racconta un viaggio avventuroso in un angolo di Dolomiti grandioso ma poco battuto. Via Tissi/Andrich/Zanetti alla TORRE ARMENA, nelle Pale di San Lucano.

RELAZIONE_TECNICA_Torre_Armena-via_Tissi.pdf

Le foto sono dell'autore.

Questa Jori sull’Agner proprio non vuole farsi salire, almeno da noi, ancora una volta l’amico Santomaso, super “local” di questi posti, ce la sconsiglia. Quei maledetti camini, così profondi, sembra che non vogliano essere mai così tanto asciutti da non infliggerci una grande ravanata. Ma forse la nostra fama in fatto di ravanate è nota fino ad oriente e così il nostro amico agordino ci propone una salita un po’ particolare, sicuramente poco ripetuta (…scopriremo poi il perché) ma che di certo potrebbe riservarci tutte le emozioni che andiamo cercando, solo con la roccia asciutta. Il che in fondo non è poco, strisciare come delle serpi nei camini umidi e fangosi non è mai proprio il massimo, non tanto perché il mio abbigliamento ne patisca più di tanto ma perché ne esci sempre tutto umidiccio, con sta fanghiglia appiccicosa addosso!

ai piedi della TorreAi piedi della TorreLa Torre Armena sembra interessante, in fondo si potrebbe anche andare a visitarla, e poi la Valle di San Lucano è sempre bella e di tutte le salite fatte qui serbiamo un bel ricordo. Vioni infiniti, discese lunghe, insomma, giornate sempre vissute in modo pieno e mai scontato, lontane dalla folla di altri gruppi dolomitici, come le Lavaredo, dove per scalare bisogna prendere il biglietto.

Come le altre volte il programma è partire il venerdì pomeriggio (…non dico “sera” solo perché in estate la luce sembra allungare le giornate…), fare la via il sabato, “magari” bivaccare su e rientrare con tutta tranquillità la domenica. E così facciamo, l’appuntamento è sotto casa nostra (mia e di mio fratello) dove si trovano Luca Brunati e il giovane Luigi Sibille, figlio del nostro amico Sergio. Ovviamente l’ora di partenza viene drasticamente posticipata anche questa volta ma così, pensiamo per rincuorarci, non troveremo casino a Milano. In effetti il viaggio fila liscio, tanto liscio che ci viene la malaugurata idea di non fermarci nel solito squallido autogrill ma di uscire nella pianura veneta alla ricerca di una pizzeria. Solo una volta al tavolo ci rendiamo conto che l’attesa dell’agognata pizza si sta prolungando oltre il dovuto…morale usciamo a Belluno che è già notte inoltrata.

Anche autoconvincendosi che dal casello manchino pochi kilometri la strada fino ad Agordo sembra sempre infinita ma finalmente arriviamo nell’ultimo paese abitato prima che la wilderness, per usare un altisonante termine anglosassone, della Valle di San Lucano prenda il sopravvento. Ci fermiamo a prendere acqua. Sotto alla piazzetta, dove sorge la bella fontana, sembra esserci una confortevole tettoia che, però, altro non è che la copertura di alcuni garages…a me non sembra tanto il caso ma un tizio, sopraggiunto per parcheggiare il suo mezzo, ci invita ad usufruire di quel riparo. Seppur un po’ titubante mi sto apprestando ad organizzarmi per ciò che rimane ancora della notte quando una voce dal nulla comincia a sbraitarci addosso per la nostra “violazione di domicilio”. Buttiamo tutto in auto e andiamo nella wilderness agordina.

attacco variante ComiciAll'attacco della variante Comici

 

dentro al caminoDentro al camino

 

dubbi di percorsoDubbi di percorsoLa mattina l’umidità è terribile, non ci alziamo nemmeno così presto, l’alba è già passata da un po’ ma passa poca gente per di qua, mentre facciamo colazione con un Estathè freddo arriva solo una ragazza con un’Audi lunga dieci metri da cui fa scendere un cane, non c’è altra anima viva. Certo che sono ben selvaggi questi posti ma le grandi pareti che sembrano schiacciarci sono molto affascinanti. La Torre la scorgiamo lassù in alto, difesa da salti e pareti ammantate di mughi.

il bivaccoIl bivaccoin ombra la Torre ArmenaIn ombra la Torre Armena

Dovremmo ricordare da dove parte il sentiero per il bivacco Cozzolino ma c’è un tale sconvolgimento di tronchi abbattuti che le nostre convinzioni per un attimo vacillano salvo essere poi confermate da una scarpetta da arrampicata infilata su un ramo a mò di segnavia. Certo fossimo in altre zone delle Dolomiti magari avremmo trovato cartelli e paline segnaletiche e un sentiero tipo autostrada ben tracciato ma qui no, ci sembra un po’ di essere nella versione orientale delle nostre amate Valli di Lanzo!

labirinto verticale andando a prendere la variante ComiciLabirinto verticale andando a prendere la variante ComiciSappiamo che prima del Cozzolino dobbiamo girare a destra e prendere il sentiero che porta alla Forcella del Negher. Ovviamente nel punto che ci sembra proprio quello giusto scende un nevaio con quella neve dura estiva, super compattata e con le nostre scarpe basse da avvicinamento scivoliamo solo a vederla. Che fare? Possiamo sempre traversare all’inizio del nevaio e poi risalire tra i mughi la sponda opposta. Dall’altra parte ci infiliamo in un canale, non si cammina nemmeno così male ma presto iniziamo a lottare ferocemente con i mughi. Tuttavia, ad ogni ramata in faccia, pensiamo che da lì a poco ritroveremo la giusta via. Gli sbiaditi segni rossi li vediamo, peccato però che siano al di là di una forra impenetrabile, e nel frattempo le scarpe di Luigi perdono i pezzi. Cerchiamo la suola di una delle calzature in mezzo alla vegetazione trovandola semi appesa su un mugo, quasi come un addobbo per un Natale ancora troppo lontano. In realtà la raccattiamo più come cimelio storico che altro, o forse per non inquinare la montagna, tanto non sapremmo proprio come riattaccarla. Camminare senza Vibram non è il massimo ma Luigi se la cava bene, almeno fin dove il “bosco” di mughi non diventa quasi verticale. Qui tiriamo fuori la corda che ci serve anche per la successiva breve calata in doppia fatta rigorosamente alla “vecchia maniera”, cioè a spalla. La manovra ha però il vantaggio di depositarci finalmente sulla retta via, poco sotto la Forcella del Negher!

la Torre è ancora lontanaLa Torre è ancora lontanama sarà giustochissàMa sarà giusto? chissà...nel Valon de le ScandoleNel Valon de le Scandole

Da qui la camminata sembra persino agevole, il posto è incantevole, davvero fuori dal mondo. Adesso dobbiamo solo riuscire a trovare la “variante” aperta da Emilio Comici con Giorgio Brunner durante la prima ripetizione l’11 giugno del 1931, a soli sette giorni dalla prima salita opera di Attilio Tissi con Giovanni Andrich e Francesco Zanetti. Come fece il grande triestino a scovare questo accesso, per evitare una lotta feroce con i mughi della “normale”, non è dato sapere ma lo ringraziamo.

L’ambiente è magnifico, sembra di essere in un labirinto verticale fatto di cenge, prati sospesi, colletti e crestine, ci insinuiamo sempre di più nel cuore della montagna e finalmente arriviamo alla base della parete su cui passa la “variante Comici”. Sono passate ben 6 ore dalla partenza!

Finalmente calziamo le scarpette da arrampicata, la parete è nerastra, la roccia mediocre e scarse le possibilità di protezione, sto salendo io e con ammirazione penso a Comici, che ben 89 anni prima di me sfiorò queste rocce, con le sue pedule in feltro, la corda legata in vita e una manciata di chiodi che probabilmente manco usò…io invece sono qui a cercare di piazzare un microfriend che non riesco e sudo nel vedere il lasco della corda sotto di me. Ma è il tiro seguente che denota la grande maestria di quel fuoriclasse, il suo grande intuito a fare quella grande traversata così aerea e un po’ illogica, sotto un inconfondibile spuntone giallastro, di quel giallo dolomitico, di un giallo marcio che più marcio non si può. Usciamo dal salto e ci ritroviamo su un prato sospeso di una bellezza senza eguali, davanti a noi la Torre si innalza ora ben evidente e di qui sembra infinita e non quel quasi insignificante torrioncino che appariva dal parcheggio.

 preparativi per la nottePreparativi per la notte

sulla TissiFinalmente sulla TissiLo zoccolo, o almeno quello che chiamano così, non è così bonario. Partiamo slegati ma presto alcuni passaggi per nulla banali ci convincono a procedere legati, anche se in verità la possibilità di piazzare protezioni è piuttosto scarsa. Continuiamo a salire e non arriva mai l’attacco vero della via, guardando la relazione vogliamo quasi ingannarci ma la realtà e un’altra. Ad un certo punto sbattiamo contro un camino profondo e nerastro, repulsivo. La via attacca con un camino, siamo giusti e sullo spuntone che emerge dal comodo terrazzino dove siamo sistemati c’è un bel fascio di vecchi cordoni.

TRACCIATOIl tracciato della Tissi/Andrich/ZanettiParto io, il camino è nero e tutto umido, supero una serie di strozzature e con sgomento mi ritrovo sotto un bombamento strapiombante. Cerco di uscire, strisciando come una serpe, da un buco sul fondo del camino ma è troppo stretto. Sono bagnato e infangato ma riesco a piazzare un buon cordone sulla clessidra formata dal grande masso che ostruisce il camino. C’è niente da fare, devo buttarmi in fuori, superare il bombamento ed afferrare la fessura successiva. E’ larga, non riesco a fare un buon incastro di mano, butto dentro un piede e un braccio e affannosamente cerco un friend che possa andare bene ma che ovviamente ho già piazzato in basso. Mi faccio coraggio e salgo, tanto non ci sono alternative, e mi ritrovo su un terrazzino sul fondo del camino. E’ un posto orrido e fantastico al contempo, la sua volta sembra quella di una cattedrale e dall’alto filtra la luce del pomeriggio ormai avanzato. Tutto è umido, liscio, slavato dall’acqua. Recupero gli altri che si sono legati tutti alla mia corda.

Ma com’è possibile che i primi salitori siano passati da qui? Erano forti, è vero, ma mi sembra strano. Ci riuniamo tutti e quattro e cerchiamo di capire da dove uscire. La possibilità più logica è a destra. Parto di nuovo io e mi trovo fin da subito impegnato a lottare su una specie di lama, più strapiombante e cattiva di quanto sembrasse da sotto. Qui dentro è così buio che gli altri mi illuminano con le frontali. La lama diventa una fessura fuori misura, un camino stretto. Mi ci incastro dentro, sento la roccia comprimermi il petto e la schiena, l’ingombro del casco mi dà fastidio. Sono riuscito a piazzare un n°4 ma mi sento bloccato, non riesco a muovermi, intorno a me è tutto liscio e penso che se mi dovessi spostare da questa posizione precipiterei. Lancio tutta una serie di imprecazioni, poi, come spesso accade in questi frangenti, mi decido in maniera quasi inconsapevole, afferro una tacca sul muro liscio a destra del mio sarcofago, con uno scatto mi sollevo, mi riposiziono con i piedi, riesco a piazzare un’altra protezione e con un ultimo balzo esco da quell’anfratto. Esausto mi siedo sulla bella terrazza ghiaiosa, la nebbia nel frattempo è scesa ma non mi impedisce di vedere che il camino giusto è quello che sale dalla parte opposta, asciutto e bonario rispetto a quello appena salito!

verso la variante ComiciVerso la variante Comici

 

E’ tardi ma decidiamo di salire il successivo facile tiro. Ci ritroviamo su una cengia rocciosa leggermente inclinata. Non è comodissima ma nemmeno così male per il bivacco ormai inevitabile e per di più siamo anche al riparo da possibili pietre, ma tanto non abbiamo scelta. Dobbiamo fermarci qui. Ci infiliamo nei sacchi da bivacco, come sempre all’inizio non sembra nemmeno faccia così freddo. Al mattino la musica cambia. Il sole non viene nemmeno a scaldarci e partiamo intirizziti con le dita fredde e dure. Ma troviamo un vecchio chiodo! Ne troveremo solo cinque in tutto.

La roccia qui diventa bella, la scalata verticale, le possibilità di proteggersi sempre piuttosto scarse. Con ammirazione pensiamo a Tissi, a Comici e ai loro compagni che quasi nove decadi fa salirono da qui, senza possibilità di ritorno. La parete è enorme ma tiro dopo tiro ci portiamo verso l’uscita, fino all’ultimo camino con la roccia dubbia. Usciamo dalle difficoltà, il sole adesso viene a scaldarci.

verso luscitaVerso l'uscitaormai in vettaOrmai in vetta

Ma non è finita, come al solito quando uno pensa già di essere fuori c’è sempre ancora un tiro da fare, un passaggio ostico da superare, un’incertezza di itinerario da decifrare ma, anche questa volta, la vetta arriva. Il tempo sta cambiando, dobbiamo affrettarci perché ci tocca ancora percorrere una cresta espostissima, il vuoto è allucinante, lo sguardo si perde negli strapiombi dolomitici, in quegli imbuti infiniti striati di nero, su pareti e muri fantastici che mai nessuno ha percorso e potrà percorrere, chimere di un primordiale mondo minerale.

Siamo sui ghiaioni, comincia a piovigginare ma dura poco, facciamo il sacco, mangiucchiamo qualcosa, un’ultima risalita sfasciumosa ci porterà sulla via normale dell’Agner. Ma ormai non ha più importanza. Scendiamo, basta scendere. Sotto l’amico Santomaso, ancora una volta, ci darà un passaggio per riprendere l’auto parcheggiata nella Valle di San Lucano. A buon rendere!   

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